Nella lunga lettera che Massimo Bossetti, il muratore incensurato di 44 anni, indagato per l'uccisione e la tortura della piccola Yara Gambirasio, ha inviato ai suoi legali, annuncia che lotterà fino alla fine contro quello che considera un errore giudiziario. Inizia la sua missiva congratulandosi e ringraziando vivamente il suo pool difensivo per il lavoro svolto, certo che riusciranno a mettere fine a "quest'orrore"; il contenuto integrale della lettera è stato mostrato nel corso del programma televisivo  Quarto Grado, trasmissione in onda sulle reti Mediaset.

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Nella lettera continua imperterrito a sostenere la sua tesi difensiva, dichiarando che non conosceva nella maniera più assoluta la piccola Yara e non riesce a spiegarsi il perché si trova in quest'orribile situazione.

Rimarca il fatto di essere estraneo all'omicidio, seppur le prove dimostrano il contrario, e che mai sarebbe stato capace di commettere una cosa così infamante, che non sarebbe  in grado di fare quello per cui gli inquirenti continuano a tenerlo in carcere.

Continua il suo scritto, chiedendo nuovamente ai suoi legali di non lasciare nulla d'intentato, perché la sua coscienza è assolutamente pulita e le prove che l'hanno incastrato sono per lui surreali e incomprensibili; chiede giustizia Bossetti, per lui e per i genitori di Yara, che proprio oggi avrebbe compiuto 18 anni, e non ritiene giusto dover pagare un crimine al posto di un altro che invece rimane impunito.

La lettera è un grido interminabile di dolore, di sofferenze. Dichiara di soffrire perché gli sono state tolte le cose a lui più care, per la lontananza dalla moglie Marita e dai suoi adorati figli, che gli mancano terribilmente.

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Aggiunge che è consapevole che la situazione è molto dura anche per i suoi legali, e per incoraggiarli, si dice certo che grazie al loro prezioso lavoro, la verità sarà presto ristabilita. Termina la sua missiva asserendo che se veramente fosse stato colpevole del terribile omicidio che gli è addebitato, una volta arrestato, per il bene della sua famiglia, avrebbe confessato immediatamente. Crede che sia in atto una macchinazione al fine di incastrarlo, e dichiara che molte volte è stato spinto dagli inquirenti a confessare colpe che invece non ha. Ringrazia con il profondo del cuore, certo che riuscirà a dimostrare la sua innocenza, aggiungendo nelle ultime righe che i giudici hanno iniziato una guerra contro di lui, ma che ad ogni costo egli intende vincere.