Duro colpo per Uber, app di proprietà dell'omonima multinazionale fondata da Travis Kalanick per sfidare il mondo dei taxi. Dopo il mancato accoglimento del ricorso con cui l'azienda chiedeva il blocco della sospensione del servizio UberPop decisa dal Tribunale di Milano, sono state rese note le motivazioni con cui il reclamo viene respinto anche nel merito. La novità, estremamente negativa per Uber e positiva per i tassisti, è che contemporaneamente viene bocciato pure il servizio UberBlack, che in precedenza non era stato sospeso.

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Per chi non conoscesse l'offerta commerciale di Uber, è bene ricordare che:

  • UberBlack permette di chiamare un autista in possesso di regolare licenza NCC (noleggio con conducente) che si reca presso il cliente con un'auto di rappresentanza di colore nero, da cui il nome "black". Il servizio si rivolge alla fascia di clienti medio-alta: non a caso Kalanick lo inventò come alternativa al noleggio delle limousine in California.
  • UberPop, come si può intuire dal nome, è invece un servizio economico che vuole essere più "popolare", ed è anche quello che ha fatto infuriare i tassisti di tutto il mondo, perché consente di fare il "driver" (autista) anche se non si possiede una licenza taxi o NCC.

Il Tribunale di Milano aveva già accolto le richieste dei tassisti, disponendo la sospensione di UberPop in tutta Italia.

Per Uber, tuttavia, un'ulteriore doccia fredda arriva con una nuova sentenza che evidenzia l'illegalità anche di UberBlack (attivo anche a Roma) perché non rispetta la legge secondo cui un autista NCC è obbligato a partire da un'autorimessa e farvi ritorno al termine di ogni chiamata. Questa disposizione fu introdotta proprio per distinguere gli NCC dai taxi. In effetti, gli autisti di UberBlack, pur essendo professionisti muniti di regolare licenza, ignorano l'obbligo di rientro in autorimessa, preferendo girare per la città in cerca di clienti. La sentenza della prima sezione del Tribunale di Milano, presieduta dalla dott.ssa Anna Cattaneo, utilizza parole forti: "Non puo certo ritenersi che l'iPhone sia l'autorimessa e Uber la segretaria che passa le chiamate".

Teoricamente, Uber può continuare la sua battaglia presso il tribunale ordinario, ma di sicuro l'azienda deve prepararsi a percorrere una via legale che si preannuncia molto tortuosa.

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