Nelle prossime ore gli utenti dell'app Uber Pop vedranno, almeno per il momento, cessato il servizio di private car sharing erogato dall'azienda. Il tribunale di Milano ha infatti rigettato la richiesta di sospensione dell'ordinanza presentata venerdì dalla stessa Uber. L'effetto del provvedimento emesso lo scorso 26 maggio, quindi, ha avuto concreta manifestazione.

Cos'è Uber Pop

Per chi ancora non conoscesse la vicenda, Uber è un'azienda nata a San Francisco nel 2009 che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un'app capace di mettere in collegamento autisti e passeggeri.

Con pochi e semplici passaggi qualsiasi utente lo desideri può diventare autista per conto di Uber, purché in possesso di alcuni requisiti quali il possesso della patente da almeno 3 anni, essere incensurati, aver sottoscritto una polizza assicurativa per i passeggeri ed essere in possesso di una vettura immatricolata da meno di 8 anni solari.

Non ci vuole molto per capire quale categoria potrebbe sentirsi legittimamente...arrabbiata.

L'utente Uber, infatti, non è assoggettato dai comuni costi che i tassisti sostengono e ciò consente di entrare nel mercato con prezzi molto più bassi.

La storia dei fatti

Riportando la vicenda alle sue battute iniziali si ha la sensazione che chi sta facendo da arbitro a questa sorta di incontro non abbia le carte (o la volontà) di agire in modo efficace. Prima un giudice ligure legittima il servizio, definendolo non pubblico, poi lo stop di Uber da parte del Tribunale di Milano, poi la segnalazione di Uber all'Autorità di regolazione dei trasporti e ora il rifiuto della richiesta di non inibire il servizio, rinviando al 2 luglio prossimo la decisione, si spera, definitiva.



Evoluzione della vicenda giudicata "negativa" dal Codacons che commenta, attraverso il presidente Carlo Rienzi: "è più che mai urgente una modifica della legislazione vigente in materia, che adegui la norma al fine di renderla al passo con le nuove possibilità offerte dal mercato e dalla tecnologia. Ovviamente - prosegue Rienzi - devono essere previste tutele per i tassisti [...] ma crediamo sia ampiamente possibile integrare in Italia servizi come Uber Pop ai taxi tradizionali.

Non è possibile - conclude- costruire dighe per ostacolare lo sviluppo di nuove possibilità in favore degli utenti poiché in questo modo si produce un evidente danno ai consumatori sul fronte della libertà di scelta delle tariffe".

La storia, quindi, sembra essere tutt'altro che ai titoli di coda. Uber Italia, infatti, chiede l'intervento del Governo italiano per far valere le sue ragioni e tranquillizza i suoi clienti diramando un appello: "Aiutateci a non fermare il cambiamento", con tanto di link per inviare un tweet al presidente Renzi.

Intanto il delegato del settore Taxi dell'unione artigiani, intervistato dal Secolo XIX, Pietro Gagliardi commenta: "Ribadiamo nuovamente la nostra piena fiducia nel sistema giudiziario, che in questa occasione non ha potuto che osservare le leggi in vigore. Ora con la medesima fiducia ci apprestiamo a seguire gli sviluppi della vicenda".

Il governo studia un provvedimento

Il governo, nel frattempo, sta studiando un provvedimento che vada ad includere Uber e i servizi di trasporto potenziati dal digitale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa il testo è ancora in fase embrionale ma ci sono tutti i presupposti, secondo il ministro Graziano Delrio, per seguire la strada tracciata dall'Autorità dei Trasporti, la quale considera Uber un attore reale del panorama italiano. I ministri al lavoro sono quelli delle Infrastrutture e dei Trasporti e dello Sviluppo Economico.

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