E' accaduto la settimana scorsa a Parma, nel tardo pomeriggio. Non è certo la trama di un film in bianco e nero, come per esempio "Umberto D", rimasto nella storia del cinema neo realista, ma un episodio piuttosto triste che spinge a riflettere.

Un 62enne senza fissa dimora finge una rapina per farsi arrestare.

E' vestito in modo normale, il suo aspetto non desta alcun sospetto nei presenti; ma, non appena arriva davanti al bancone, estrae dalla tasca una spazzola per capelli e la punta addosso alla farmacista, esclamando: "Questa è una rapina!". Troppo spaventata per rendersi conto che l'oggetto in mano all'uomo non è una pistola, la donna consegna subito i duecento euro dell'incasso.

A questo punto il colpo di scena: il 62enne, anzichè darsi alla fuga, restituisce il malloppo e attende con calma l'arrivo delle volanti, allertate dalla farmacista. L'uomo spiega ai poliziotti di aver tentato una rapina e di aver già restituito i soldi, ma preferiva essere arrestato pur di avere un tetto sulla testa. Siciliano di origine ma residente a Como, è caduto in disgrazia dopo il fallimento delle sue attività a causa della crisi.Dopo essere stato accompagnato in questura, quando ha saputo che sarebbe stato solo denunciato e non condotto in carcere, ha perso il controllo e ha lanciato una sedia contro un computer; purtroppo per lui nemmeno questo è bastato a farlo finire in cella, ma gli ha procurato un'altra denuncia per danneggiamenti. Al momento gli è stata trovata una sistemazione provvisoria fuori città, grazie all'interessamento della dirigente delle volanti.

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Una discesa vertiginosa nella povertà fino a perdere la casa

Una storia che si ripete, purtroppo. Il 62enne non è l'unico che, a causa della Crisi economica, è stato costretto a chiudere le sue attività perdendo tutto quel che aveva. I nuovi poveri sono anche questi oggi, non solo i classici barboni maleodoranti con la bottiglia in mano. Tante storie, alcune straordinarie, che dovrebbero essere conosciute in ogni minimo particolare. Sono in realtà ben pochi quelli che vivono sotto i ponti e chiedono l'elemosina; molti di più gli altri, quelli che si confondono con la popolazione integrata socialmente della quale, probabilmente, facevano parte fino a poco tempo fa. Tra di loro perfino laureati, persone che svolgevano attività prestigiose e avevano una casa, degli affetti persi per la crisi o chissà per quale altra ragione. Passano le notti sulle panchine dei parchi, nelle sale d'attesa delle stazioni e nei dormitori pubblici, in attesa di risalire la china: alcuni ce la fanno; altri, purtroppo, no.