L’Eni ha scoperto nei pressi del Delta del Nilo, al largo dell’Egitto, il più grande giacimento di gas del Mediterraneo, più grande persino di quello situato nei mari di Israele e chiamato “Leviathan”. L'Eni ha ufficialmente fatto sapere alla stampa che avrà la totale gestione del sito, il quale ha un potenziale di 850 miliardi di metri cubi di gas, che corrispondono, in soldoni, a circa dodici anni di consumo italiano. Si tratta, quindi, di una importante scoperta che è destinata a cambiare la geopolitica energetica dell’Italia nel Mediterraneo, consentendo al nostro Paese di liberarsi, in parte, dal “giogo energetico” che ci impongono Russia e Libia.

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La grande scoperta dell’Eni

La scoperta del grande giacimento è avvenuta in un punto al largo del Delta del Nilo chiamato “Zohr”, che si trova a 1450 metri di profondità sotto il livello del mare.

La “sacca” di gas vera e propria si trova però ad una profondità complessiva di 4131 metri, sotto uno spessore di 630 metri di idrocarburi. Gli esperti dicono che la struttura del giacimento è particolare e potrebbe riservare, dopo ulteriori trivellazioni, altre piacevoli sorprese, aumentando ancora di più la stima numericamente importante che è già stata fatta di 850 miliardi di metri cubi di gas metano presenti.

Il giacimento potrebbe essere sfruttato con una classica rete di gasdotti sottomarini verso le coste dei principali utenti nel mediterraneo (tra i quali l’Italia), oppure si potrebbe convogliare il gas verso gli stabilimenti dell’Eni sulla costa egiziana, dove verrebbe liquefatto e poi trasferito su nave verso i rigassificatori situati in Italia.

Meno dipendenza energetica da Russia e Libia

L’Italia, oltre all’Egitto, sarà il Paese che otterrà i maggiori vantaggi da questa scoperta: se per ipotesi tutta la produzione del sito di Zohr finisse all’Italia varrebbe quanto tutta la quantità di gas che riceviamo dalla Russia.

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E questo succederebbe in un momento storico in cui le forniture energetiche che provengono dalla Russia e, soprattutto, dalla Libia sono soggette ad incerti eventi politici e bellici. L’Eni stima di poter sfruttare il giacimento nel giro di due anni, ma i tempi, per fatti contingenti, potrebbero allungarsi.