Spesse volte, nel calcio, si usa il termine “bidone”, per indicare un giocatore dalle qualità decisamente sovrastimate, fonte di delusione per le aspettative della squadra e dei tifosi. Ma non era mai capitato che il “bidone” consistesse non tanto nelle qualità calcistiche, ma proprio in un totale scambio di identità del giocatore stesso. Un ragazzo diciottenne di origine gambiana, arrivato in Italia a bordo di un barcone ed evidentemente ben dotato di faccia tosta, abitante nel centro accoglienza di Alba Adriatica (TE), a fine agosto si è presentato alla squadra nero-verde del Chieti (serie D), settore giovanile, chiedendo di essere ingaggiato.

Di fronte alla tranquillità ed alla sicurezza mostrate dal giovane, la cosa è avvenuta, in via provvisoria, in attesa dei documenti che avrebbero formalizzato il contratto di ingaggio. Anche il “provino” non era andato male.

Ingaggio provvisorio

Il ragazzo, presentatosi come Lamine Diatta, ex difensore ed ex colonna portante della Nazionale Senegalese, ha superato le visite mediche ed è stato ammesso agli allenamenti, alle partitelle ed agli spogliatoi, risultando molto ben accettato dai compagni di squadra. Dato che i documenti necessari al perfezionamento del contratto continuavano a ritardare, il Presidente della squadra giovanile, Massimiliano Rebba, ha “congelato” il contratto stesso e, dopo alcuni controlli, la verità è emersa. Il ragazzo è stato riaccompagnato al centro accoglienza.

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Successivamente è emerso che aveva già fatto un tentativo, presentandosi al Pescara Calcio (serie B).

Il vero Diatta ha 40 anni

La parte che di questa storia suscita perplessità è che il “vero” Lamine Diatta ha compiuto 40 anni a luglio ed ha smesso di giocare nel 2012, dopo una carriera trascorsa tra Francia (Tolosa, Olympique Marsiglia, Saint-Etienne), Inghilterra (Newcastle, Hamilton Academical) e Turchia (Besiktas). Nella Nazionale Senegalese ha giocato 73 partite ed ha pure ottenuto un secondo posto in Coppa d'Africa, nel 2002, dietro al Camerun. Tutt'altro che uno sconosciuto insomma, almeno per gli addetti ai lavori.