Undici anni in carcere per due assassinii che non aveva commesso. Per Mirko Felice Eros Turco, 35 anni di Gela si è conclusa "una interminabile Via Crucis" dice Flavio Sinatra, il suo legale che lo ha assistito per tutto questo tempo.

Turco, vittima di un impressionante errore giudiziario, recluso per più di un decennio e incolpato di avere ucciso due persone, ora, dopo un lungo calvario, è libero e riconosciuto come estraneo ai fatti. Per la revisione dei procedimenti, però, c'è voluto troppo tempo, un vero e proprio tormento che sembrava non potesse mai avere fine. Aveva addosso le infamie di ben sette pentiti. Secondo la loro versione, Mirko Felice Eros Turco strangolò e bruciò il corpo di un adolescente che si chiamava Fortunato Belladonna.

Poco dopo, Mirko venne di nuovo accusato: omicidio di un altro uomo, Orazio Sciascio, perché non pagava il "pizzo".

Anche durante questo procedimento, i giudici decisero che Mirko Felice Eros Turco meritasse un altro ergastolo, il secondo. L'uomo ha sempre urlato da dietro le sbarre la sua innocenza, senza che nessuno gli abbia mai creduto.

La svolta

La svolta arrivò nel 2008, quando due malavitosi facenti parte del clan Emmanuello, Carmelo Massimo Billizzi e Gianluca Gammino, si autoaccusarono reciprocamente per il delitto di Belladonna.

La Corte d'appello di Messina accettò la richiesta di revisione del processo di Turco, ordinandone la scarcerazione. Iniziarono così a vacillare tutte le ipotesi accusatorie che erano state considerate inconfutabili, in un primo momento, dai magistrati, e per il secondo omicidio vennero condannate altre persone: Salvatore Rinella e Salvatore Collura.

Nel 2012, la Corte d'Appello di Catania revocò la precedente condanna in primo grado assolvendo risolutivamente Turco dall'accusa di omicidio.

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Adesso per Turco è diventata definitiva anche l'assoluzione per l'assassinio del Belladonna. La decisione è stata presa dalla Corte d'Appello di Messina, dopo che l'avv. Sinatra aveva insistentemente richiesto la revisione del processo. La Procura Generale al contrario, aveva preteso che l'istanza di revisione fosse tassativamente rigettata confermando invece una sorta di "fine pena mai".