Dopo l'omicidio di Teresa e Trifone Giosuè Ruotolo aveva cambiato subito palestra. Perché questa scelta? Lui agli inquirenti risponde che era stata sua madre a sconsigliargli di frequentare quel luogo, in quanto ritenuto pericoloso. Lo scorso 8 ottobre la Procura di Pordenone ha firmato un provvedimento che ha permesso al RIS di effettuare degli accertamenti irripetibili per rilevare l'eventuale presenza di tracce biologiche sull'auto e sui vestiti sequestrati all'unico indagato per questo orrendo delitto.

Si cercano le tracce del DNA di Teresa e Trifone; qualcosa è già stato rinvenuto sulla cintura di sicurezza del sedile dell'Audi di Ruotolo e in questi giorni la verità verrà a galla. Se tale macchia appartenesse a uno dei due ragazzi morti, scatterebbe immediatamente il fermo per Ruotolo. Purtroppo si prevede un lungo lavoro di analisi e ricerca per quanto riguarda l'dentificazione del proprietario della Beretta 765 ritrovata nel fondo del laghetto.

E' un'arma che risale al 1922 e ne sono state prodotte in decine di migliaia. I dati del titolare sono dispersi nei registri delle Procure di tutta Italia.

Il racconto del percorso effettuato non convince la Procura

Le spiegazioni ai magistrati rese dall'indagato, non hanno convinto gli inquirenti e neppure uno dei migliori amici del povero Trifone, un ragazzo ceceno che ha voluto intervenire per fare luce sulle menzogne di Giosuè Ruotolo.

Non perdere le ultime news!
Clicca sotto sull’argomento che ti interessa. Ti terremo aggiornato con tutto quello che non puoi perdere.
Cronaca Nera

Murad, questo è il nome dell'amico della vittima, afferma che in otto anni di allenamenti, non ha mai e poi mai avuto problemi nel trovare un parcheggio davanti al palazzetto dello sport e che quella sera non faceva assolutamente freddo per poter fare ' Jogging', così come affermato da Ruotolo al PM.

Il misterioso sms inviato dal sergente ai suoi ragazzi.

Il giallo di Pordenone si complica ulteriormente, mancano altri tasselli, il movente in primis, ed è novità di oggi che il Sergente della caserma delle Fiamme Gialle, il giorno dopo la tragedia, alle 8 di mattina, si prese la briga di inviare ai suoi ragazzi uno strano, quasi criptato messaggio: 'Se qualcuno sa, parli', che per gli inquirenti avrebbe un significato esattamente contrario: è l'imposizione di mantenere il più stretto riserbo e una disonorevole omertà sulla vicenda.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto