Dopo i tremendi attentati di Parigi, che hanno registrato 129 morti e 352 feriti (di cui 99 gravi), il presidente francese François Hollande ha deciso di bombardare pesantemente Raqqa, la capitale dello Stato Islamico, annunciando: "La Francia è in guerra con l'Isis e intensificherà i bombardamenti in Siria". Hollande, inoltre, incontrerà Barack Obama e Vladimir Putin per cercare di risolvere la crisi politica in Siria. Intanto, proseguono le indagini della polizia per trovare gli attentatori. I controlli sono stati compiuti in varie città della Francia ed hanno portato all'identificazione di due dei presunti responsabili della strage di venerdì scorso: Ahmad Al Mohammad e Samy Aminour. 

Strage di Parigi, sospetto terrorista nel Torinese

La polizia si è riunita a Molenbeek, presso Bruxelles, per pianificare la caccia a Salah Abdeslam, il terrorista che avrebbe preso parte alla strage di Parigi.

L'operazione si è conclusa con un nulla di fatto. Secondo fonti francesi, la mente degli attentati sarebbe Abdelhaim Abaaoud, un uomo di origine belga che ora vivrebbe in Siria e che si sarebbe convertito all'Isis. Le indiscrezioni, però, devono ancora essere ufficializzate. Numerosi media italiani, inoltre, hanno diffuso la notizia di un terrorista fuggito nei pressi di Torino a bordo di una Seat Ibiza. L'indiscrezione, però, è stata smentita dal questore vicario di Torino, Sergio Molino. 

La dichiarazione di Putin e gli errori dell'Occidente

Ma a fare notizia è anche la dichiarazione di Vladimir Putin; il presidente russo ha infatti rivelato: "I jihadisti dell'Isis sono finanziati da persone fisiche provenienti da quaranta Paesi, tra cui anche membri del G20". Putin ha poi sottolineato che la principale ricchezza dell'Isis è il petrolio; dall'estrazione del greggio, lo Stato Islamico ha un guadagno quotidiano di circa un milione e mezzo di dollari.

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Naturalmente, l'Isis usa queste ricchezze anche per comprare le armi che usa per gli attentati. Ecco, dunque, quali sono stati gli errori dell'Occidente: oltre a finanziare l'Isis (come dichiarato da Putin), anche il fatto di non avere mai bombardato i giacimenti di petrolio, centro vitale ed economico dell'Isis. La responsabilità dell'Europa, dunque, è immensa: la politica estera del Vecchio Continente nei confronti dell'Isis è stata finora praticamente inesistente. L'Europa, infatti, ha sottovalutato i progetti dei jihadisti, non sapendo effettivamente come intervenire in Siria e Iraq: il risultato è stata la formazione di un vero e proprio Stato Islamico, creato quattro anni fa, dotato di scuole, strutture assistenziali, servizi, centri di addestramento. Hollande ha deciso di bombardare la Siria, ma  è questa la giusta soluzione per eliminare il terrorismo? Non si commetterebbe forse lo stesso errore del 2003, quando gli Stati Uniti invasero l'Iraq?

Quell'invasione fu vista dal mondo islamico come un'enorme provocazione ed ha alimentato solo odio nei confronti dell'Occidente, in una spirale di violenza che ha portato all'attentato di Parigi e che forse porterà ad altre stragi.

Ma sarà sempre l'oro nero a determinare le politiche occidentali? Alle origini dell'Isis, infatti, c'è anche l'immobilità decennale della politica occidentale di fronte a dittatori come Mubarak, Gheddafi e Assad; questo solo perché i suddetti mantenessero uno status quo comodo agli interessi economici europei e americani. L'Occidente, dunque, prima di indignarsi di fronte al terrorismo dello Stato Islamico, dovrebbe pensare alle sue responsabilità: la stessa Europa e la stessa America hanno contribuito alla nascita del mostro che ora devono affrontare.