Forse è stata una bomba nel bagagliaio a far esplodere l’aereo russo della linea Metrojet sabato scorso sulla penisola del Sinai con 224 persone. Una bomba dello Stato Islamico, che ha rivendicato l’attacco come parte del piano contro Vladimir Putin e l’intervento militare in Siria. La notizia è arrivata alla giornalista Barbara Starr della Cnn da una fonte dell’intelligence americana: “Abbiamo indizi secondo cui potrebbe essere stato un esplosivo nel bagagliaio o in un altro posto dell’aereo”. Ancora non c’è stata nessuna conferma ufficiale, ma tutte le inchieste sembrano coincidere. L’informante ha spiegato a Starr che non c’era l’allerta di una minaccia specifica, ma sì il registro di “certa attività, in più nel Sinai, che ci ha stupito”.

La misura preventiva di Cameron

Anche gli inglesi sostengono l’ipotesi di un artefatto esplosivo come causa della caduta dell’aereo. Michael Clarke, direttore del Royal United Services Institute, centro di analisi e ricerca sulla sicurezza con sede nel Regno Unito, sostiene che “i rapporti preliminari indicano che l’aereo si è spaccato in due, per cui si tratta di una rottura catastrofica e non tecnica. Questo suggerisce un’esplosione interna. Se bisogna esporre ipotesi, penso che si è trattato di una bomba a bordo e non un missile dalla superficie”.

Un portavoce del primo ministro, David Cameron, ha confermato la decisione di sospendere tutti i voli nella zona perché “le informazioni che sono venute fuori sono molto preoccupanti”. Con questa decisione, Downing Street blocca i collegamenti con il destino turistico di Sharm el-Sheij, dove oggi ci sono più di 15mila britannici.

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Alleati del terrore

 

La filiale egiziana dello Stato Islamico, Wilayat Sina, si è fatta avanti e ha rivendicato la caduta dell’aereo russo sulla penisola del Sinai. Non sono stati forniti dettagli. In un messaggio audio, un portavoce dell’organizzazione terroristica ha detto: “I soldati del Califfato annunciano la responsabilità dell’attacco. Chi non vuole crederci deve morire di rabbia. I russi e i suoi alleati devono sapere che non ci sarà sicurezza per loro nella terra dei musulmani né sullo spazio aereo. Non siamo obbligati a dire come lo abbiamo abbattuto. Cercate nelle scatole nere”.

Verso la verità

Per Veryan Khan, direttore editoriale di Terrorism Research & Analysis Consortium (Trac), “è ironico che i media russi hanno confermato che non ci sono resti di bombe tra le macerie dell’aereo. Hanno anche detto che è impossibile che sia stato un missile. Lo Stato Islamico cerca disperatamente di convincere tutti”. I ricercatori di Trac hanno intercettato le comunicazioni di Isis e sostengono che quello di Wilayat Sina non è stato l’unico messaggio degli estremisti islamici sulla vicenda.

Secondo l’analista di sicurezza Frank Gardner “con la Russia in guerra contro Isis in Siria e la fragile economia dell’Egitto – che ha bisogno disperato di turisti – i due Paesi scongiurano l’ipotesi di terrorismo”. Intanto, le scatole nere sono state recuperate e le indagini proseguono per trovare la verità di quanto accaduto sui cieli sopra il Sinai.