Si chiamano “hotspot” e partono da un’iniziativa della Commissione Europea per l’immigrazione. Sono strutture per il fotosegnalamento rapido allo scopo di identificare e registrare i cittadini stranieri e permettere loro di entrare nel programma di ricollocamento all’interno del territorio europeo con il sistema delle quote. Le prime strutture di questo tipo sono state allestite in Grecia ed in Italia, le nazioni caratterizzate dal maggior numero di flussi migratori. Il primo hotspot attivo in territorio italiano lo scorso settembre è stato quello di Lampedusa.

Il recente sbarco a Trapani

Il secondo hotspot attivo in Italia è quello di Trapani che ha iniziato la propria attività lo scorso 22 dicembre dopo lo sbarco di 128 immigrati provenienti da Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Senegal, Gambia, Liberia, Burkina Faso e Libia.

Sono arrivati a bordo della “Triton”, nave battente bandiera norvegese. Del folto gruppo facevano parte anche numerosi minori. Il programma di ricollocamento europeo per i migranti passa da queste strutture. Coloro che accetteranno di essere identificati e faranno richiesta di asilo saranno trasferiti dagli hotspot ai centri di accoglienza ed infine destinati al Paese che deciderà di dare loro rifugio.