Alla moglie ha lasciato una lettera sul computer prima di farla finita, il 28 novembre, dopo aver scoperto che le sue obbligazioni erano state azzerate per effetto del decreto salva banche. Lui si chiamava Luigino D'Angelo e aveva acquistato delle obbligazione subordinate su consiglio di un impiegato di Banca Etruria - una delle banche coinvolte nel salvataggio del 22 novembre insieme a Carife, Carichieti e Banca Marche - che oggi parla  Repubblica con le lacrime agli occhi. L'uomo non ha retto all'idea di aver perso tutti i risparmi di una vita - 110 mila euro - e ha deciso di farla finita. Sembrava un suicidio apparentemente senza alcun motivo scatenante: poi è stata ritrovata la lettera scritta al computer: l'ultimo estremo gesto per indicare i responsabili della sua miseria.

Il pm vuole vederci chiaro

La procura di Civitavecchia ha disposto l’acquisizione di tutta la documentazione che regolava il rapporto tra Luigino D’Angelo e Banca Etruria per fare luce sulla faccenda. Per questo motivo verranno sentiti anche i dipendenti che hanno avuto modo di gestire la situazione e i risparmi del pensionato morto suicida alla fine di novembre. L’inchiesta, attualmente contro ignoti, è per istigazione al suicidio. Il pm tenterà di capire se D’Angelo fosse al corrente di aver fatto un’operazione ad alto rischio, dato che obbligazioni subordinate diventano esposte in caso di insolvenza della banca.

Ma non è finita qui: per il Tribunale Dreyfus - che ha già presentato una denuncia - nel caso D'Angelo sarebbe ravvisabile il reato di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto oltre all'ipotesi del reato di omicidio colposo, se confermate le responsabilità di Banca Etruria e dei suoi dipendenti nella faccenda.

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Improbabile, sempre secondo il tribunale Dreyfus, la configurazione dell'ipotesi di istigazione al suicidio.

I risparmiatori non erano a conoscenza dei rischi

Le obbligazioni subordinate emesse dalle banche stesse rappresentavano un'operazione ad alto rischio, ma i risparmiatori - questa la loro versione - non venivano messi al corrente del rischio che stavano correndo. Anzi, se le dichiarazioni dell'ex dipendente di Banca Etruria Massimo Benedetti dovessero rivelarsi veritiere, emergerebbe un quadro inquietante: quello dei dipendenti incentivati a vendere i prodotti della banca a tutti i costi, compresa la presentazione (seguita dalla firma) di un questionario in cui si parlava di basso rischio. Termine che veniva subito convertito in 'alto rischio' nei carteggi successivi. 

Informare doveva essere un dovere degli impiegati delle Banche prese in considerazione - e in generale di tutte le banche - mentre l'essere informati doveva essere un diritto dei risparmiatori. Diritto che, secondo quanto emerso, sarebbe stato tradito e negato.

La colpa, però, è una patata bollente che scotta nelle mani di Governo, Consob e Banca d'Italia e viene da loro attribuita alla Commissione Europea, per cui dall'agosto 2013 le banche sono salvabili soltanto dopo dopo che i detentori di obbligazioni subordinate e azioni abbiano subito le perdite necessarie. Un modo per ridurre al minimo l'intervento dello Stato.