Narcotrafficante la sua "professione" principale, ultimamente interessato a lavare i soldi con un po' di "Honor del Castillo", la tequila prodotta dalla fabbrica dell'attrice Kate del Castillo e, perché no, anche una statuetta a Hollywood non gli dispiacerebbe.

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Questo sarebbe Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, il boss messicano che aveva costruito sul modello della mafia il suo gruppo criminale che, ovviamente aveva clienti anche nel vecchio continente. L'uomo che era riuscito a soppiantare il cartello di Medellin avvicinando la droga agli Stati Uniti. "El Chapo" ricorda i soprannomi dati ai boss di casa e Cosa nostra, quasi a minimizzarne il pericolo. Un esempio Totò Riina detto "u curtu" per le stesse ragioni per cui Guzman è chiamato per l'appunto "El Chapo", il tarchiato.

"El Chapo" accusato di trafficare cocaina
"El Chapo" accusato di trafficare cocaina

Le lamentele

Solo a Brooklyn lo attenderebbero 21 capi d'accusa, alcuni dei quali prevedono l'ergastolo, però lui, il capo del cartello di Sinaloa, si lamenta che in carcere non lo lasciano dormire! "Mi alzo per l'appello giorno e notte ogni due ore, c'è anche un cane che abbaia vicino a me e mi spaventa durante il sonno", sarebbero le parole scritte il 16 gennaio scorso ma consegnate alla direzione del carcere poche ore fa. Si lamenta inoltre che, dal giorno che avrebbero formato l'estradizione, non vede il suo avvocato e i suoi famigliari: gli avvocati del signore della droga confermano di non poterlo vedere da quando è tornato ad essere recluso.

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Ricordiamo che da fine anni '80 al clamoroso arresto del 2014 avrebbe introdotto nei soli States 5 tonnellate di droga, per parlare solo di cocaina, che sommati a eroina e metanfetamine farebbero circa 14 miliardi di dollari. Altre accuse sono di aver rapito e assassinato centinaia di persone tramite sicari. Alcuni stati USA prevedono la pena di morte per questi reati, però lui si lamenta che non dorme! Forse il motivo è che non riesce a concentrarsi per pianificare un'altra fuga prima dell'estradizione.

Il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, pare che stia lavorando sodo per accelerare le pratiche di estradizione. Visto che si trova nello stesso carcere dove è evaso l'ultima volta, ci auguriamo che abbiano cambiato cella, visto che circa 6 mesi fa un tunnel partiva da sotto la doccia della sua cella, per 1km e mezzo fino alla libertà.

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