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Ci si preoccupa dell'Isis e di tutta la cosiddetta "galassia islamista" ma il diavolo assume le vesti più svariate e l'immagine con corna e forcone appartiene al Medioevo. Quanto ventilato nelle scorse settimane da alcuni media ha avuto la conferma più autorevole, quella delle Nazioni Unite. Soltanto nel 2015 ci sono state 69 accuse di abusi sessuali nel corso di quelle che dovrebbero essere missioni di pace. Tra queste, 22 nella sola Repubblica Centrafricana. La fonte, tanto per mettere a tacere i beceri sostenitori dei "militarismo a tutti i costi", è Anthony Banbury, rappresentante del segretario generale dell'Onu per il supporto sul campo delle missioni.

Tra le vittime anche parecchi minori, poco più che bambini.

L'orrore nella Repubblica Centrafricana

Sfidiamo anche i più coraggiosi a non inorridire per una notizia così scioccante che va ancora una volta a gettare ombre pesantissime sull'operato dei caschi blu. I casi più eclatanti, come detto, riguardano la Repubblica Centrafricana, uno dei Paesi più poveri del mondo. La guerra civile, i violenti scontri tra cristiani e musulmani, hanno creato lacerazioni profonde. Come è spesso accaduto nel continente africano, i golpisti sono diventati carnefici scandendo la loro politica a colpi di machete contro la popolazione civile. Si sfiora il genocidio ma in questo caso i miltari il cui compito sarebbe quello di tutelare e proteggere si comportano invece in maniera conforme al clima di terrore instaurato.

Nell'ultimo anno i caschi blu dell'Onu risulterebbero coinvolti in 22 casi di presunta violenza sessuale o sfruttamento della prostituzione. Tra le vittime anche bambini e bambine di età compresa tra i 9 ed i 12 anni. Teatro di questi crimini sarebbe stato il campo per sfollati di M'poko, a pochi km dall'aeroporto di Bangui, dove vivono circa 20mila persone. Il problema era già stato sollevato lo scorso agosto ed allora Parfait Onanga-Anyanga, capo della missione dell’ONU nella Repubblica Centrafricana, aveva annunciato "punizioni esemplari per i responsabili appena sarà fatta luce su questi fatti incresciosi". Ora che dall'Onu è arrivata la conferma stiamo attendendo un seguito concreto a tali dichiarazioni.

Un problema che va avanti da oltre vent'anni

Il vaso di Pandora è stato aperto da tempo, sin dai primi anni '90. Storie di abusi ai danni della popolazione civile da parte dei militari impegnati nelle missioni di pace hanno riguardato anche la Bosnia, Timor Est, Haiti, la Cambogia e la Sierra Leone.

Nel mese di settembre dello scorso anno l'Onu aveva pubblicato un report su questi crimini. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, le ha definite "un cancro che va estirpato perchè va a minare la credibilità delle missioni di pace nel mondo". In effetti, se in Europa il tam-tam mediatico sul terrorismo islamista spinge la gente a guardare con sospetto ogni commerciante di kebab, non vediamo per quale motivo un centrafricano non debba considerare un possibile stupratore ogni militare dei caschi blu. Ban Ki-moon non ha torto ma qui deve cambiare il metro di giudizio sui responsabili. Chiamare "errore" ciò che invece è "orrore" è deplorevole e fino a questo momento l'Onu ed i governi di competenza dei caschi blu coinvolti in episodi di violenze ed abusi si sono limitati a considerare la cosa come un problema disciplinare. Ma questa è violazione dei diritti umani, sono crimini contro l'umanità e come tali vanno sottoposti a giudizio.