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L'Italia interverrà in Libia, ovviamente se richiesto, ma non sarà una missione di guerra. Quello relativo al contrasto delle forze islamiste in espansione, nel Paese che fu del colonnello Gheddafi, è un capitolo a parte. L'Italia, come altre nazioni occidentali, avrà il compito di vigilare sulla formazione del nuovo Governo di unità ed il ricorso alla diplomazia è un tasto su cui il governo Renzi ha sempre pigiato in questa intricata questione.

La riunione alla presenza del Capo dello Stato

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto ieri al Quirinale la riunione del consiglio supremo della Difesa.

Il documento stilato al termine dei lavori sintetizza quella che è a tutti gli effetti la posizione dell'Italia sulla questione Libia. Una situazione "attentamente valutata - si legge - con riferimento sia al percorso di formazione di un Governo di unità nazionale, sia ai preparativi per una eventuale missione militare di supporto".

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Missione che naturalmente è subordinata alla richiesta diretta del costruendo esecutivo libico. Nessuna partecipazione ad eventuali azioni militari offensive è prevista da parte del governo italiano. Lo aveva già ribadito il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. "Solo con l'intervento delle forze locali si può giungere ad una stabilizzazione della situazione in Libia. Impensabile un intervento militare di occupazione del Paese".

I droni americani a Sigonella ed i caccia a Trapani

Il primo campanello d'allarme lo scorso gennaio, quando quattro caccia Amx dell'aeronautica militare erano atterrati alla base del 37° Stormo di Trapani-Birgi. In quella circostanza i ministri degli Esteri e dell'Interno, Paolo Gentiloni ed Angelino Alfano, avevano puntualizzato che si trattava escluivamente di una questione di sicurezza, motivo per cui era stata incrementata la capacità di sorveglianza nel Mediterraneo alla luce della situazione libica.

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Ma a Trapani, in una realtà che ha vissuto pesantemente sulla propria pelle i riflessi dell'intervento militare del 2011 con la chisura dello scalo civile e con pesanti conseguenze al comparto turistico, trainante per l'economia del territorio, la preoccupazione è d'obbligo. Un pensiero manifestato giorni addietro anche dal sindaco di Trapani, Vito Damiano. "Se Birgi sarà usata per scopi militari - ha detto il primo cittadino - è necessaria maggiore attenzione anche per le esigenze dell'aeroporto civile". Controversa invece la questione dei droni statunitensi posizionati all'aeroporto militare di Sigonella che potranno volare armati sulla Libia. Il governo Renzi ha acconsentito alla richiesta di  Washington ma "solo per missioni difensive". Il premier lo ha successivamente ribadito. "L'Italia farà la sua parte se ci sono prove che si stanno preparando attentati - ha sottolineato Matteo Renzi - ma la risposta diplomatica resta la nostra priorità". Tra l'altro il governo italiano aveva rifiutato al Pentagono l'utilizzo di proprie basi come supporto per l'utilizzo dei droni in occasione del recente raid aereo contro un campo di addestramento dell'Isis a Sabrata.

I cacciabombardieri americani utilizzati per l'attacco sono infatti partiti dal Regno Unito.