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Quest’oggi, in Kenya – paese africano visitate recentemente anche dal Papa e da Matteo Renzi – nel Parco Nazionale di Nairobi, verranno bruciate 105 tonnellate di avorio confiscate ai trafficanti negli ultimi mesi. A volerlo è stato il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, che con questa dimostrazione vuole dare un segnale forte a quanti sfruttano il suo Paese per il commercio illegale del prezioso materiale, ricavato dalle zanne degli elefanti e dai corni dei rinoceronti.

Il presidente ha anche dichiarato: “Ci sono prove schiaccianti che il bracconaggio viene supportato da alcune organizzazioni criminali internazionali. Finché ci sarà il commercio illegale dell’avorio, la corruzione non diminuirà e il nostro Paese non progredirà in maniera legale”.

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Un evento storico

Questa ‘distruzione di massa’, pubblica, non è la prima nella storia del Paese dell’Africa centro-orientale: già nel 1989 avvenne un incendio simile: in quell’occasione vennero bruciate 11mila tonnellate di avorio. Stavolta le quantità (corni di rinoceronte compresi) sono quasi decuplicate rispetto a 27 anni fa: l’incendio durerà diversi giorni e trasformerà in cenere quello che per molti, da anni, è una fonte di guadagno facile e sicura.

Tra oggi e domani 16mila zanne di elefante formeranno una ‘torre’ altissima, mentre un’altra ‘pila’, formata da corni di rinoceronte, verrà bruciata a sua volta a poca distanza. Di fatto, questo mega incendio porterà alla distruzione di beni per circa 160 milioni di euro (90 per l’avorio e 70 per i corni). Per far capire l’enorme quantità che verrà data alla fiamme, basti pensare che quella che verrà bruciata domani rappresenta il 5% dello stock mondiale di avorio.

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Saranno presenti telecamere appartenenti a TV di tutto il mondo a filmare l’evento.

L’allarme elefanti

Secondo le autorità keniane, l’incendio è l’unico modo per essere sicuri al 100% che quel materiale non diventi oggetto di commerci illegali una volta confiscato. I dati raccolti dall’ONU parlano di circa 30 mila elefanti uccisi ogni anno in Kenya.

A tale proposito l’Agenzia keniota per la protezione della fauna ha lanciato un allarme preoccupante: in tutto il territorio nazionale ne rimarrebbero solo 38mila esemplari. Bisognava dare una dimostrazione forte per sensibilizzare il mondo intero su un tema delicato. E se non è questa una ‘dimostrazione forte’.