Nel 2016 l'italia è al 77esimo posto nella classifica della libertà di stampa, un piazzamento non proprio onorevole per un paese occidentale che si proclama democratico e libero, che va a peggiorare di quattro posizioni il già preoccupante 72esimo posto del 2015. Al momento il bel paese è nelle ultimissime posizioni tra gli stati membri dell'Unione Europea, seguito soltanto da Grecia, Cipro e Bulgaria; a livello mondiale invece, anche piccole nazioni come Botswana, Tonga e Burkina Faso riescono a garantire un livello di libertà di informazione superiore al nostro.

La classifica di Reporters Sans Frontières

La graduatoria viene stilata ogni anno da RSF, acronimo di 'Reporters Sans Frontières' (Reporter Senza Frontiere), un'organizzazione non governativa molto rispettata e stimata a livello internazionale, che ha come scopo la tutela della libertà di stampa nel mondo.

La grande credibilità internazionale che RSF si è conquistata a partire dal 1985, anno della sua fondazione, ha fatto sì che la sua annuale graduatoria venga recepita da molti come una sorta di verità scientifica, un dato incontrovertibile da utilizzare nelle più disparate discussioni a sfondo socio-politico. In Italia, soprattutto negli ultimi anni, ciò avviene con continuità: lo scarso piazzamento del nostro paese nella sopracitata graduatoria viene impiegato molto spesso come perno di ragionamenti volti a dimostrare un supposto servilismo dei giornalisti e dei principali enti di stampa, lasciando spesso intendere la presenza di una sorta di censura.

Non è una bufala, ma viene usata come tale

Ma la situazione attuale della libertà di stampa in Italia è effettivamente così tragica? Non proprio,  almeno secondo Enrico Mentana, che ha tenuto a puntualizzare – tramite un post sulla sua pagina facebook – quali siano stati i reali criteri utilizzati da RSF per stabilire il 77esimo posto dell'Italia, fornendo un'interpretazione alternativa della questione ed un quadro della situazione sicuramente meno allarmante rispetto a quello che è ormai il sentore comune nell'immaginario collettivo. 

"Non è una bufala, ma viene usata come tale" ha dichiarato il direttore del telegiornale di La7 tramite un comunicato sulla sua pagina Facebook, riferendosi alla graduatoria di Reporter Senza Frontiere, proseguendo poi con "Infatti, giova sempre ricordarlo, Reporters sans frontières assegna quella posizione così bassa al nostro paese non per la scarsa qualità o indipendenza dei giornalisti, ma per l'esatto contrario: e cioè il fatto che molti di loro a causa delle coraggiose inchieste realizzate sono costretti a girare sotto scorta per le minacce subite dalla criminalità, o sono sotto processo per imputazioni connesse al loro lavoro (esempio più eclatante il caso Vaticano-Nuzzi/Fittipaldi).

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