Pochi giorni fa è venuto alla luce un terribile caso di violenza sessuale su minore consumato nella provincia di Reggio Calabria, a Melito Porto Salvo. Da circa due anni, una ragazzina di tredici anni è stata costretta a subirecontinui stupri da un branco composto da nove individui. La ragazzina veniva prelevata anche all'uscita dalla scuola media, a due passi dalla stazione dei Carabinieri. Tutti sapevano e nessuno ha fatto niente. All'orrore si è aggiunto dunque altro orrore con un paese che, una volta divenuta di dominio pubblico l'aberrante situazione, ha voltato le spalle alla ragazzina e c'è chi addirittura ha mostrato solidarietà ai carnefici.

Melito Porto Salvo, stupro tredicenne: i commenti dei paesani

La giovane ragazzina stuprata per due anni ha taciuto per terrore gli abusi subiti. Tra i violentatori c'era il figlio del boss Iamonte ed è per questo che molti hanno fatto finta di nulla. Tra questi individui figuravano anche il figlio di un maresciallo dell'esercito e il fratello di un poliziotto, che durante un'intercettazione, consiglia al consanguineo stupratore di negare tutto: “Devi dire che non ti ricordi, non fare lo stupido”. Al dolore per l'accaduto si aggiunge l'orrore di vedere un paese indifferente e omertoso di fronte alla violenza subita dalla piccola. Che terra è mai questa? Anzi tra i commenti più duri c'erano: “Se l'è cercata”, “Sono tutti vittime”, “C'è prostituzione in paese”.

Parole quest'ultime pronunciate dai preti di Melito Porto Salvo e che indicano invece solo una profonda ignoranza e miseria d'animo. Cosa c'entra dire che c'è prostituzione in paese? La bambina non si prostituiva ma veniva costretta con la forza, da gente adulta, a rapporti sessuali. Come si possono concepire certi pensieri, far diventare vittime pure i carnefici?

Colpevolizzare la vittima per come si vestiva, definirla “una facile”? Addirittura il sindaco Giuseppe Meduri ha criticato i servizi dei giornalisti che avevano mostrato i commenti dei melitesi sostenendo quanto quei servizi danneggiassero l'immagine del paese. Di fronte a tutto questo che cosa si può fare davvero? Ricordiamoci che qui l'unica vittima è una ragazzina di tredici anni a cui è stata rubato il diritto di crescere e di vivere serenamente la sua età.

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