La Coppa Rimet, assegnata alla squadra vincitrice del Mondiali di Calcio fino al 1970, aveva una data di scadenza sin dalla sua nascita. O meglio, aveva una scadenza senza data: sarebbe stata infatti assegnata alla prima nazionale in grado di raggiungere il terzo titolo mondiale. Onore che spettò al Brasile proprio nel 1970, in Messico, a spese dell'Italia: il famoso 4-1 dei sei minuti di Rivera e dei gol, fra gli altri, di Pelè, Boninsegna e del recentemente scomparso Carlos Alberto. Il trofeo che succedette alla Coppa Rimet, invece, non ha mai avuto deadline prefissate: sarebbe stato ritirato nel momento in cui si fosse esaurito lo spazio a disposizione sotto il basamento per incidervi il nome della nazione vincitrice, e quindi consegnato in via definitiva all'ultimo detentore.

È stato calcolato che l'ultima targhetta sarà applicata nel 2038, dunque la coppa disegnata da Silvio Gazzaniga ha ancora sei edizioni a disposizione per mostrarsi al pubblico in tutto il suo fascino post-avanguardista e informale. Ancora sei coppie di mani pronte a slanciarla verso l'infinito, in un tripudio di coriandoli e urla estatiche: come Zoff e Cannavaro, Cafu e Lahm, Passarella e Maradona, Beckenbauer e Matthäus, Dunga, Deschamps e Casillas.

Gazzaniga, l'artista dello sport

Silvio Gazzaniga è scomparso nella giornata di ieri, all'età di 95 anni (ne avrebbe compiuti 96 il prossimo gennaio). E non è un caso se uno dei primi a esprimere le proprie condoglianze sia stato proprio Gianni Infantino, presidente della Fifa. Orafo e scultore specializzato in medaglieria, è stato forse l'artista più amato dal mondo dello sport: quanti baci appassionati avranno ricevuto le sue creazioni? Se si pensa che, oltre a quella di calcio, Gazzaniga ha realizzato i massimi trofei per nazioni di baseball, bob e volley, e tornando al calcio la Coppa UEFA e la Supercoppa Europea, più una serie di trofei considerati "minori" solo da coloro che non si allenano otto ore al giorno per stringerli tra le mani, si fa presto a perdere il conto.

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Nato a Milano il 23 gennaio 1921, Gazzaniga ha studiato presso la Scuola di Arte Applicata “Umanitaria” e la Scuola Superiore d'Arte del Castello Sforzesco, specializzandosi in oreficeria. Suggestionato dalle avanguardie degli anni trenta e quaranta, rimarrà sempre fedele a un'idea di scultura a un tempo concreta e visionaria, capace di insufflare un respiro quasi onirico all'interno della rigida materialità dei metalli preziosi. Nel 2011 riceve l'ultimo incarico di prestigio assoluto: la creazione di un trofeo speciale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Presidente della Repubblica, celebrativo dei 150 anni dell'Unità d'Italia, che sarebbe stato consegnato ai vincitori della Coppa Italia di calcio, del Giro d'Italia e del Gran Premio d'Italia di Formula 1. Per la cronaca, i trofei finirono nelle bacheche dell'Inter, del ciclista spagnolo Alberto Contador (il quale, trovato in seguito positivo all'antidoping, fu costretto a restituire tutto) e del pilota tedesco Sebastian Vettel, oggi ferrarista ma all'epoca sotto contratto con la Renault.

Gazzaniga e la Coppa del Mondo

Il nome di Silvio Gazzaniga rimarrà, tuttavia, per sempre legato alla fortuna della Coppa del Mondo di calcio, a quell'immagine fluida e al tempo stesso maestosa dei due atleti stilizzati che, nel sollevare le braccia verso il cielo in segno di esultanza sorreggono il mondo come due moderni Atlanti. Fu proprio il combinato disposto fra un'idea così semplice e una realizzazione altrettanto suggestiva a consentirgli di vincere il concorso indetto dalla FIFA nel 1971, primo fra 53 candidati provenienti da tutto il mondo. E dire che di opere la cui destinazione d'uso era totalmente extrasportiva, Gazzaniga ne ha realizzate a centinaia. Ma quando, con un semplice flash of genius si riesce a incidere così tanto in profondità l'immaginario collettivo, definizioni altrimenti roboanti come "artista dello sport" rischiano persino di non suonare fuori luogo.