Èmorto Umberto Veronesi,oncologo italiano, considerato un luminare di fama internazionale. Una vita dedicata a combattere il cancro con grande impegno, ricerca e laicità e a portare avanti le altre sue battaglie come quella per l'eutanasia e l'alimentazione vegetariana. L’oncologo aveva 90 anni ed era malato da tempo, tra venti giorni sarebbe stato il suo compleanno che avrebbe festeggiato circondato dai suoi 7 figli e 16 nipoti.

Umberto Veronesi: la sua sfida più grande, combattere il cancro

La figura di Veronesi, oltre che per il suo impegno costante e tenace per la lotta contro il tumore, è legata anche al suo impegno politico e sociale, caratterizzato, a volte, anche da posizioni controcorrente, estremamente coraggiose.

Dal 2000 al 2001, Umberto Veronesi è stato Ministro della Sanità, le sue aperture sulla possibile legalizzazione delle droghe leggere e le sue forti posizioni contro il fumo, gettarono le prime basi per la futura Legge Sirchia. Era tra l’altro favorevole ad una legge che potesse riconoscere, a tutti gli effetti, il testamento biologico sulle scelte personali del fine-vita. La sua battaglia era iniziata all’Istituto dei tumori di Milano nel 1973, rivoluzionando completamente i concetti dell’oncologia di quel periodo che per tutti i tipi di cancro consisteva nell’asportare il più possibile e nelle massicce terapie di farmaci e radioterapie. Il suo approccio al cancro cambiò completamente, utilizzando tecniche di minima asportazione e minima dose di farmaci.

La sua attenzione, andava al di là della malattia, focalizzandosi anche sulla dignità dei malati.

Veronesi: “le donne sono capaci di amore insensato”

L’oncologo Veronesi ha dedicato gran parte dei suoi studi sui tumori che colpiscono le donne, ritenute da lui “superiori” perché capaci di “amore insensato”, oltre ogni possibile ragionevolezza, qualità che secondo Veronesi agli uomini raramente appartiene.

Fin dagli anni ’70 l’oncologo aveva dimostrato che per aiutare le donne colpite al seno, da tumori di piccole dimensioni, si poteva intervenire con la quadrantectomia, una tecnica a quei tempi innovativa, che evitava la totale asportazione della mammella. Aveva promesso a se stesso che sarebbe morto dopo aver visto il cancro sconfitto, ma così non è stato.

Ha vinto comunque, grazie al suo impegno di oncologo in prima linea, per la diffusione della prevenzione e per il sostegno alla ricerca, contribuendo a far cambiare radicalmente strategie e atteggiamenti sociali nei confronti di una malattia, fino a qualche anno fa, “innominabile”.

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