L'arrivo della portaerei 'Kuznetsov' sulle coste siriane coincide con l'intensificazione delle operazioni in Siria da parte delle forze armate russe. L'ultimo, violento raid, dell'aviazione di Mosca ha inflitto un durissimo colpo allo zoccolo duro delle milizie ribelli costituito dall'ex Fronte al-Nusra. Nell'attacco sarebbero infatti morti tre importanti comandanti delle forze ex qaediste.

Ucciso il 'signore della guerra'

Gli aerei da guerra Su-33 che sono partiti dalla 'Admiral Kuznetsov' hanno compiuto una serie di bombardamenti nella provincia di Idlib.

Sarebbero oltre 30 i miliziani jihadisti uccisi tra i quali i comandanti Mohammed Helal, Abu Jaber Harmuzah ed Abu'l-Baha al-Asfari. Quest'ultimo sarebbe uno dei più importanti capi dell'organizzazione. "Si tratta di un 'signore della guerra' - dice il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo - ed è il responsabile della riunificazione dei diversi gruppi armati di al-Nusra nelle provincie di Aleppo ed Hama, oltre che della controffensiva dei miliziani ad Aleppo. In seguito ai raid - ha aggiunto l'ufficiale - è stata distrutta un'importante unità del gruppo Jabhat al-Nusra nella provincia di Idlib".

La possibile distensione tra Washington e Damasco

L'impressione è che la sedicente ribellione, in realtà condotta in maggioranza da forze estremiste, finanziata da Paesi 'nemici' del governo di Damasco come Arabia Saudita e Qatar e supportata dagli Stati Uniti, sia ormai giunta all'epilogo. La nuova amministrazione della Casa Bianca ha già reso noto che queste milizie saranno 'scaricate'. "Abbiamo appoggiato i ribelli contro la Siria - ha detto recentemente il neoeletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump - senza sapere in realtà chi sia questa gente".

Un segnale chiaro che rientra nel progetto, ben più ampio, di un riavvicinamento politico tra Washington e Mosca. La possibile distensione annunciata con Damasco ("il nostro nemico è l'Isis, non Assad", ha detto Trump) ha fatto scattare anche la reazione positiva del presidente Bashar al-Assad. Tuttavia il leader siriano mantiene i 'piedi di piombo'. "Oggi è presto per dire cosa abbia intenzione di fare Donald Trump - ha detto, in un'intervista rilasciata all'emittente portoghese RTP - ma se la sua intenzione è quella di combattere i terroristi, allora è un alleato naturale della Siria, della Russia, dell'Iran e di molti altri Paesi. Non ho comunque grandi aspettative in relazione all'elezione di Trump, perché l'amministrazione americana è composta da varie forze che potrebbero influenzare le decisioni del presidente. Credo sia opportuno attendere - ha aggiunto - fino a quando non inizierà il suo mandato e quelli che saranno i primi mesi della sua presidenza. Noi siamo pronti a cooperare con chiunque nella lotta al terrorismo, senza alcun vincolo. Questa è sempre stata la politica della Siria che ha sofferto il terrorismo più di qualsiasi altro Paese al mondo. Ma collaborermo - ha concluso - soltanto con chi ci riconosce e ci accetta. Qualunque collaborazione che bypassa il governo siriano non è legittima".

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