Gli agenti dell'antiterrorismo hanno sventato un attacco terroristico suicida. L'arresto è avvenuto a Montpellier. Le persone arrestate sono un uomo di 21 anni, uno di 27 e uno di 34. Con loro, anche una ragazza di 16 anni. "La minaccia terroristica è altissima" ha dichiarato il premier francese, Bernard Cazeneuve.

La cella terroristica

All'interno dell'appartamento dei quattro presunti terroristi c'era un laboratorio adibito alla preparazione di Tatp, un potente esplosivo, lo stesso utilizzato nell'attentato terroristico di Bruxelles del 22 marzo 2016.

Gli agenti hanno trovato gli ingredienti necessari per preparare la cosiddetta "madre di Satana": acido solforico, acetone e acqua ossigenata.

I quattro presunti terroristi stavano preparando un attacco kamikaze. Tre di loro erano già noti ai servizi antiterrorismo. Il 21enne aveva attirato l'attenzione per il suo forte radicalismo islamico e per un tentativo di partenza per la Siria. Il 34enne e la ragazza avevano attirato l'attenzione sui social network. La ragazza, in particolare, aveva espresso la volontà di andare a combattere in Siria. Il quarto arrestato avrebbe invece un ruolo secondario.

L'obiettivo era un famoso luogo turistico di Parigi. Inoltre, uno dei tre uomini avrebbe dovuto sposarsi con la 16enne, la quale, aveva progettato di scappare in Siria.

Secondo quanto riportato dal canale Bfm.tv, due giorni fa, la ragazza aveva registrato un video di giuramento all'Isis.

Abolito il reato di consultazione dei siti jihadisti

L'arresto dei quattro terroristi è avvenuto a pochi giorni dall'aggressione di quattro militari davanti al Carrousel du Louvre, da parte di un egiziano, che prima di attaccare avrebbe urlato: "Allah Akbar".

Proprio oggi, il Consiglio Costituzionale francese si è dichiarato contrario all'articolo di una legge del giugno 2016, secondo il quale, consultare abitualmente siti jihadisti costituisce reato (da giugno infatti, il codice penale francese prevede 730 giorni di prigione e 30mila euro di multa per chi consulta abitualmente questi siti). Secondo il Consiglio, questa legge viola il diritto della libertà di espressione.