L’uomo di Neanderthal passa alla storia come il fratello cannibale e feroce dell’Homo Sapiens, destinato sin dalla sua comparsa, quasi come in un poema epico, alla sconfitta. Questa chiave di lettura trova valida interpretazione negli studi biologici degli ultimi anni, certo, ma una plausibile antitesi nelle analisi condotte dalla Adelaide University e dalla Leverpool University su alcuni campioni cranici risalenti a 40000 anni fa, appartenenti a due giovani (si fa per dire) signorotti di El Sidròn, Spagna. Mentre i cugini germanici si cibavano principalmente di rinoceronti e pecore selvatiche, infatti, pare che il Neanderthal iberico si sia adattato maggiormente al proprio habitat, imbastendo una deliziosa tavola d’erbe aromatiche, funghi e radici.

Un Neanderthal mediterraneo

“Esiterei a dire che abbiamo una prova inconfutabile” afferma Keith Dobey, coordinatore della ricerca bio-archeologica della University of Leverpool “ma è possibile affermare che il Neanderthal iberico fosse erbivoro”. Mentre le ossa di numerosi esemplari di homo Neanderthalensis riportano ferite riconducibili ad episodi di cannibalismo tribale, i dati raccolti dalle analisi biologiche sul tartaro conducono a sconcertanti informazioni su una dieta prevalentemente basata su frutta e verdura. Lo studio di batteri presenti nella bocca dei giovanotti ispanici, condotto dalla dottoressa Laura Weyrich, riporta alla luce dati comparabili con gli scimpanzé moderni. “Il cambiamento nella flora batteria dell’homo sapiens sapiens” spiega in una nota “non è semplicemente dato dall’intensivo utilizzo del dentifricio, ma anche dai prodigi dell’agricoltura e dalle abitudini alimentari contemporanee”.

Penicillina paleolitica?

A quanto risulta dalle placche e dal tartaro dentale, uno dei due campioni ispanici era gravemente malato. E’ difficile, forse, per il millennial coccolato e viziato dalle primizie del secolo d’oro, immaginare l’angustia del giovane Neanderthal: gli studi della mandibola descrivono una serie di ascessi dentali e ad una problematica patologia all’apparato digerente.

La tribù paleolitica, che poco sapeva di Welfare e socialismo, pareva, però, aver trovato una risposta valida alle sofferenze del malato. Il tartaro analizzato, infatti, individua tracce di masticazione di corteccia di pioppo, fungo Penicillium e acido salicilico, plausibilmente valevoli rimedi contro il dolore e le infezioni batteriche. L'uomo di Neanderthal conosceva ed utilizzava consapevolmente l’antenato della Penicillina?

Le tribù ispaniche animarono le prime farmacie an plein air? Per ora, queste sono solo ipotesi fantasiose. Per gli ottimisti, i sognatori, sancirebbe la vittoria di Davide contro Golia, l’onore restituito al vinto: il fratello selvaggio dell’uomo avrebbe anticipato Fleming con 48mila anni di anticipo, cavernicolo a chi?

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