Risalgono a novembre scorso le ultime manifestazioni per chiedere amnistia e indulto, intanto nelle carceri italiane la situazione resta drammatica, come dimostrano i numeri pubblicati dall'osservatorio 'Ristretti Orizzonti', che parlano a oggi di 23 persone decedute, delle quali undici per suicidio. Particolare sconcerto ha suscitato la vicenda di Valerio, 22 anni, che in poco tempo era evaso tre volte dalla Rems di Ceccano, una Residenza di riabilitazione per pazienti con problemi psichiatrici, dove si trovava ristretto.

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Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio, subito dopo quel suicidio aveva evidenziato come quel ragazzo non doveva trovarsi a suo avviso lì, dal momento che i reati "di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni" dei quali doveva rispondere erano "tutto sommati irrilevanti e legati al fatto che era andato via dalla Rems".

La lettera al fratello

Successivamente, era apparsa una lettera che Valerio aveva indirizzato al fratello, in cui lamentava le condizioni in cui si trovava e sosteneva le sue ragioni, non lasciando però presagire le sue intenzioni di farla finita, schiacciato appunto dalle misure restrittive alle quali doveva sottostare.

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Io qui sto impazzendo, ma me la sono cercata”, scriveva il 22enne, aggiungendo di essere certo che prima o poi lui e il fratello si sarebbero riabbracciati. Quella lettera, resa nota dall'associazione Antigone, da sempre al fianco dei detenuti, era stata ripostata da molti utenti sui social network.

Il parere del perito

Arriva ora una notizia che conferma come per Valerio fosse del tutto inadeguato il regime carcerario. Il legale della sua famiglia, Claudia Serafini, ha fatto mettere agli atti dell'inchiesta che sta seguendo il pm Attilio Pisani una relazione fatta il 14 febbraio, nel corso di un'udienza a carico del 22enne, in cui il perito psichiatrico Gabriele Mandarelli sostenne - ed è nei verbali di quell'udienza - che il giovane era "ad alto rischio suicidario".

A comprovarlo ci sarebbero diversi precedenti tentativi di suicidio e il perito sostenne senza alcun dubbio che "i soggetti che arrivano a un suicidio, prima hanno messo in atto dei gesti dimostrativi". Valerio probabilmente in carcere non doveva starci, visto anche il suo passato difficile e alcune sentenze che lo avevano assolto per vizio di mente o per incapacità di intendere e volere. Sta ora alla magistratura inquirente capire se vi siano state falle nella sicurezza del penitenziario e soprattutto se - come accusa il suo legale - il fatto che Valerio fosse detenuto al Regina Coeli piuttosto che in un Rems o ai domiciliari abbia dei responsabili.

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