Il presidente nazionale della Croce Rossa, Francesco Rocca, è nel mirino del personale femminile, le storiche Crocerossine. Al centro della polemica c’è il provvedimento che ha tolto loro i gradi. Alcuni dubbi, poi, riguardano l'elezione di Paolo Sinisi a capo della CRI valdostana, visto che è stato coinvolto pochi anni fa in un traffico di automezzi sospetti.

Croce Rossa, polemiche e smentite in Val d’Aosta

Si sono alzate immediate le polemiche dopo l’elezione di Paolo Sinisi a presidente della croce rossa in Val d’Aosta.

Nel 2003, infatti, venne chiesto il rinvio a giudizio per l’allora vicepresidente dell'associazione e commercialista aostano. Le accuse furono quelle di ricettazione, riciclaggio e falso: la procura avanzò la richiesta dell’arresto per Sinisi, mentre il gip si oppose. Ad avviare le indagini - secondo quanto raccontò La Stampa - fu la polizia stradale di Aosta che nella perquisizione di una notte dell’ottobre 2002 sequestrò un convoglio di aiuti umanitari destinato a Sarajevo.

Si scoprì che vestiti e medicinali erano a bordo di mezzi di provenienza illecita, sprovvisti di carte di circolazione e con numeri di serie dei telai falsificati e modificati.

Sinisi al centro della vicenda

Al centro di questo traffico di fuoristrada e auto rubate, secondo le accuse, c’era proprio Sinisi, accusato della vendita di un’auto di provenienza illecita - poi sequestrata dalla Stradale - a un ispettore della Cri di Trento.

“La vicenda si è conclusa nel novembre 2012 con la cancellazione della sentenza, quindi ad oggi risulto incensurato” sono state le parole di Sinisi da noi contattato telefonicamente. Nell’ufficio dell’allora vicepresidente della Croce Rossa valdostana vennero ritrovati anche timbri e carte di circolazione falsificate: “È stato dimostrato che detenevo regolarmente la gestione di quei timbri in qualità di vicepresidente” ha precisato Sinisi.

Ombre sulla CRI: tanti mezzi in fiamme

Eppure, quello dei mezzi della Croce Rossa è un argomento molto delicato: sono numerosi, infatti, i mezzi CRI, ritrovati o addirittura dati alle fiamme in maniera molto misteriosa. È il caso delle due ambulanze, del furgone e dell’auto di servizio bruciati nel rogo avvenuto lo scorso gennaio nella sede di via Ramazzini a Roma.O del furgone rubato a Pomezia che - dopo esser stato ritrovato - è stato successivamente dato alle fiamme nel giugno dell’anno scorso.

Polemica tra il presidente Rocca e le Crocerossine

Il clima in Croce Rossa, però, è teso anche per un’altra vicenda: quella dell’annullamento dei gradi al personale femminile, tradizionalmente conosciuto col nome di Crocerossine. Una recente direttiva presidenziale, infatti ha disposto “la rimozione dei distintivi di grado nelle attività civili delle Sorelle”. A diramare la disposizione è stato il presidente nazionale della Croce Rossa, Francesco Rocca, finito nel mirino delle Crocerossine per aver ironizzato su un provvedimento così delicato.

In un post sulla sua pagina personale Facebook, infatti, Rocca ha pubblicato la fotografia mentre sorseggiava tranquillo:Aperitivo con il Vicepresidente… Gli unici gradi che ci preoccupano, sono quelli dello spritz.

Sullo sfondo la smilitarizzazione della CRI

Sullo sfondo di una decisione aspramente contestata nel mondo della Croce Rossa, c’è la smilitarizzazione del corpo della Croce Rossa voluta e perseguita dagli attuali vertici. Non solo: prima nominato commissario straordinario nel 2008, poi diventato presidente, Francesco Rocca ha guidato la conversione della Croce Rossa in associazione privata (mentre prima era Ente pubblico). Un passaggio che sta provocando numerose ripercussioni e ha creato molte polemiche destinate a proseguire nei prossimi giorni.

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