A quanto pare il duce è redivivo, non solo nel surreale e satirico film di Luca Miniero [VIDEO], in uscita nelle sale cinematografiche il prossimo 1 febbraio. Benito Mussolini è ancora vivo, nonostante abbia 134 anni e sia effettivamente morto da 72. Il dittatore è il personaggio italiano dell'anno, tanto da essersi meritato la prima pagina con tanto di foto su 'Il Tempo' nell'edizione del 30 dicembre 2017.

Ed è subito polemica

"Mussolini è molto più vivo dei nostri politicanti", si legge nell'editoriale a firma di Marcello Veneziani ed i motivi di una tale scelta provocatoria sono specificati in maniera evidente nella stessa prima pagina.

Veneziani fa riferimento all'approvazione della legge contro la propaganda fascista o alle polemiche scatenate dalla presenza della nota spiaggia di Chioggia, densa di simboli e scritte inneggianti al Ventennio. Ma il risveglio di determinati rigurgiti, in realtà, è presente anche negli stadi ed addiriuttura in campo, se pensiamo al saluto romano di un calciatore che fa gol a Marzabotto. Ma in base alla linea editorale dei quotidiano romano, non sono elementi di cui preoccuparsi. Al contrario Veneziani parla di un 2017 dedicato alla "profilassi del duce e guai per chi non si vaccina" e la vaccinazione in questo caso sarebbe la "depurazione di luoghi pubblici e pagine di social network che richiamano in qualche modo al fascismo". Una linea editoriale sinceramente molto discutibile ed assolutamente priva di senso, perché se è vero che in certi frangenti si è sfiorata l'ossessione, è anche vero che il risveglio di certi fenomeni negativi è un dato di fatto e viene testimoniato da episodi assolutamente incresciosi come le immagini di Anna Frank allo stadio, l'assalto degli skinheads nelle sezioni delle associazioni pro-migranti e l'atto intimidatorio di Forza Nuova ai danni dei giornalisti di Repubblica [VIDEO].

Ma per "Il Tempo" il problema dell'Italia è, al contrario, chi tenta in qualche modo di combattere questi fenomeni. E pensare che il fondatore del quotidiano, Renato Massimo Angiolillo, fu tra gli intellettuali più ostacolati dal fascismo durante il Ventennio.