Se quanto sta emergendo in queste ultime ore fosse confermato in sede di indagine, ci troveremmo davanti ad un caso gravissimo, ad un episodio di noncuranza e di superficialità con pochi precedenti anche in Italia, dove l’arte dell’arrangiarsi è da sempre parte del quotidiano. E se la presenza di alcuni operai nella zona sequestrata dopo la tragedia ferroviaria di giovedì scorso risultasse non del tutto involontaria, allora i dubbi su un comportamento doloso e sulla volontà di insabbiare ciò che risulterebbe “sconveniente” a molti sarebbero quantomeno leciti.

La tragedia sul treno di pendolari diretti a Milano

Nella mattina del 25 Gennaio, pochi minuti prima delle ore 7.00, la tragedia. Il treno regionale 10452 di Trenord, partito da Cremona alla volta di Milano Porta Garibaldi e carico di pendolari, si schianta all’altezza di Seggiano di Pioltello dopo che alcune carrozze sono uscite dal binario mentre il treno viaggia a 140 km all’ora. Le vittime sono tre, tutte donne e tutte sedute nella carrozza n.

3, uno dei vagoni che prima dello schianto ha proseguito la sua folle corsa fuori dalla linea per oltre due chilometri. Dopo poche ore appare oramai chiara, o comunque intuibile, la causa della tragedia: un pezzo di rotaia di circa 23/24 cm si è staccato nel momento del passaggio del treno causando la fuoriuscita delle ruote di alcuni vagoni, divenuti così incontrollabili dal macchinista.

La ‘zeppa’ di legno nel punto del deragliamento

Partite quasi subito le indagini con la motivazione di disastro colposo, ecco le prime indiscrezioni, o forse qualcosa di più.

Partendo dal presupposto che sulla linea erano in corso lavori di ammodernamento e che con ogni probabilità il binario incriminato sarebbe stato sostituito a giorni, nel punto del deragliamento è stata ritrovata una tavoletta di legno, una ‘zeppa’, o per meglio dire un autentico ‘rattoppo’. Un pezzo di legno di 30x40 cm dello spessore di 5 cm posizionato, secondo quando trapelato dalle fonti investigative, per evitare che il giunto sbattesse contro la massicciata ad ogni passaggio del treno limitando le ondulazioni.

Se così fosse, saremmo in presenza di una toppa, un ripiego inconcepibile in un linea ferroviaria sulla quale ogni giorno transitano migliaia di pendolari diretti al lavoro o alle loro case, pendolari che giovedì scorso hanno visto il terrore dritto negli occhi oppure hanno addirittura trovato la morte.

Gli operai Rfi nei pressi della zona posta sotto sequestre

Ed i dubbi sul comportamento di chi dovrebbe vigliare sulla integrità delle linee e delle carrozze aumentano dopo la notizia che nella giornata di sabato quattro dipendenti Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) sono stati trovati nei pressi nell’area dell’incidente, posta sotto sequestro, recintata e sigillata.

Personale del Nucleo Operativo della Polizia Ferroviaria e della Polizia Scientifica, nel corso delle indagini, si è imbattuto in quattro operatori che stavano effettuando rilievi con uno strumento a ultrasuoni. Immediate le scuse da parte della Rfi che ha parlato di “confini superati inavvertitamente durante controlli tecnici tra Pioltello e Treviglio in vista della riapertura degli altri due binari della linea”, ma i dubbi restano.

Anzi, aumentano nonostante l'ulteriore precisazione "l'utilizzo di spessori in legno non è previsto dalle normative tecniche e dai suoi protocolli operativi". Insomma, un bell’intrigo da sbrogliare, nella speranza che i familiari delle vittime abbiamo giustizia.

La precisazione dell’Agenzia per la sicurezza ferroviaria

Nel frattempo, è arrivata anche la precisazione dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie che, attraverso il proprio direttore Amedeo Gargiulo ha fatto sapere: "È difficilissimo che i 23 centimetri che si sono staccati dal binario siano stati l'effetto dell'incidente. Si può discutere se siano stati la causa o una concausa. Questo lo capiremo solo dalle simulazioni scientifiche”.

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