È denominata "Infraud" la maxi-operazione internazionale che ha portato alla scoperta di un grosso traffico di carte di credito, numeri di conto e informazioni utili al furto telematico di denaro e informazioni personali per un volume di oltre mezzo miliardo di dollari americani.

La Polizia italiana collabora con gli Usa

La Polizia postale (sempre impegnata nel contrasto della criminalità) e delle telecomunicazioni italiana della sezione "Financial cyber-crime" in collaborazione con l'agenzia americana Homeland Security Investigation (HSI) ha condotto l'operazione portando al fermo di 13 persone tra le quali ci sarebbe un italiano residente in Campania, in provincia di Napoli.

È sospettato di aver attivamente collaborato con l'associazione per delinquere a partire dal 2010 utilizzando il nicknamed fittizio "dannylogort". Arrestato anche il presunto capo dell'organizzazione, un ucraino bloccato dalle forze internazionali in Thailandia.

Cryptomoneta e "Liberty reserve"

I criminali acquisivano attraverso metodi complessi informazioni quali numeri di conto, codici di accesso per l'home banking, numeri di carte di credito e codici di sicurezza CVV e più in generale i dati personali sensibili di migliaia di ignare vittime in tutto il mondo, clonando carte e documenti per sottrarre il denaro a persone fisiche ed enti bancari e finanziari: basti pensare all'innumerevole quantità di servizi, legali e non, cui si può accedere via Web se in possesso di un mezzo di pagamento come una carta di credito e delle copie telematiche di un passaporto o di altri documenti di identità come bollette o estratti conto.

Il denaro entrava in possesso dell'"associazione" tramite il riciclaggio e utilizzando le cryptomonete tipo Bitcoin attraverso la piattaforma "Liberty Reserve", utilizzata da milioni di cyber-criminali in tutto il mondo, per trafficare al mercato nero ogni genere di merce o servizio, per contrastare le indagini. Agli inizi del fenomeno, la piattaforma poteva essere tranquillamente usata, se in possesso di una carta di credito e di credenziali d'accesso rubate, per acquistare e trafficare sul web, ad esempio, armi e sostanze stupefacenti, carte clonate ed addirittura organi umani in assoluto anonimato.

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Bitcoin

La piattaforma fu poi chiusa nel 2013 in seguito ad un'altra indagine, con il fondatore Arthur Budovski condannato a 20 anni di carcere per riciclaggio internazionale.

Forse, anche questo ennesimo attacco criminale portato con raffinate tecniche di hacking ha contribuito alla recente crisi borsistica nel settore delle valute virtuali.

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