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10 maggio 2018, la Corte d'Assise d'appello di Roma emette la sentenza di secondo grado per un omicidio avvenuto il 29 maggio del 2016: la condanna è di 30 anni e riduce al colpevole dichiarato Vincenzo Paduano l'ergastolo che gli era stato comminato in primo grado, accettando le richieste di revisione della difesa e contro il parere dell'accusa che voleva la riconferma della pena per omicidio volontario premeditato aggravato dallo spregio finale delle fiamme e soprattutto dai futili motivi.

Il 29 maggio 2016 Vincenzo Paduano, ossessionato dalla ragazza che lo aveva lasciato, Sara Di Pietrantonio, esce di casa con l'idea precisa di mettere fine alla vita di lei, [VIDEO] infatti pubblica su un social (Fb) un messaggio chiave per la comprensione dei fatti: "Quando il marcio è radicato nel profondo ci vuole una rivoluzione, tabula rasa.

Diluvio universale". Va ad aspettarla sotto la casa del nuovo ragazzo, la segue con l'auto e la sperona, la costringe a fermarsi in una strada della periferia di Roma e dopo un terribile diverbio, mentre la ragazza disperata cerca di fuggire e chiede inascoltata l'aiuto delle auto di passaggio, mette in pratica il suo piano: la strangola, poi cosparge il corpo con la benzina che si è procurato appositamente e dà fuoco per distruggere con le fiamme anche la sua ossessione.

Lei, 22 anni, studentessa universitaria di economia aziendale, lui 26 anni, guardia giurata, hanno una storia apparentemente senza complicazioni fin verso il 2015: poi un bacio tra la ragazza e il suo ex suscitano la gelosia di Vincenzo, gelosia che diventa sempre più forte e che finisce col rovinare il rapporto tra i due.

Comincia così l'ossessione: la controlla, la segue sui social, vuole spiegazioni su tutto mentre lei cerca, per quanto può, di tranquillizzarlo anche se le sue manie non hanno quasi mai una base reale, ma sono ormai fuori controllo e degenerano nello stalking più totale e poi nell'omicidio di quel 29 maggio, uno dei femminicidi più brutali mai registrati. [VIDEO]

Nel processo di primo grado, Vincenzo viene condannato all'ergastolo, ma si passa al secondo grado con la richiesta della difesa di una riduzione di pena.

La difesa e l'accusa

Nel secondo grado l'avvocato della difesa chiede una riduzione della pena spingendo perché i reati di stalking e distruzione di cadavere vengano assorbiti dal reato più grave di omicidio e sostiene che l'aggravante per futili motivi non possa essere presa in considerazione in quanto Vincenzo era dominato da una gelosia ormai arrivata a livello maniacale e incontrollabile.

L'accusa invece vuole la riconferma della condanna all'ergastolo puntando l'attenzione sulla premeditazione dimostrata dal possesso della benzina acquistata allo scopo di sbarazzarsi del corpo dopo l'omicidio, così come Vincenzo aveva preannunciato nel post su Facebook dove parlava di tabula rasa e diluvio universale.

Insiste anche sui futili motivi sottolineando l'atteggiamento estremamente possessivo di Vincenzo che considerava la ragazza una sua proprietà come dimostra il continuo stalking degli ultimi mesi della loro storia.

Il pentimento

Già durante il processo di primo grado, Vincenzo Paduano dimostra evidenti segni di pentimento e rilascia in aula una sua spontanea dichiarazione che colpisce molto: "Mi vergogno profondamente...Come faccio a chiedere perdono se io stesso non mi perdono? Sarò sempre consapevole di essere l'unica causa di tanto dolore. Mi sono macchiato della peggiore azione che un uomo possa fare e per questo mi definisco un mostro...Ho spezzato la vita di Sara ed è una consapevolezza che mi porterò nella vita sempre".

La madre di Sara

Mentre l'avvocato della difesa non si dice ancora contento perché non sono state confermate le aggravanti, la madre della vittima, Concetta Raccuia, si dichiara soddisfatta della condanna a 30 anni che per un ragazzo così giovane sono una pena molto pesante, anche se uscendo a 56 anni, o prima con possibili sconti, potrebbe comunque rifarsi almeno in parte la vita. Circa il pentimento manifestato a parole da Vincenzo ed evidenziato anche dal capo costantemente chino e dalle lacrime ricorrenti, dice di non credere alla sua completa sincerità e che Vincenzo dovrà essere aiutato e guidato perché il pentimento sia davvero profondo e non si fermi a mere parole.