Gli astronomi della Australian National University hanno scoperto tramite accurate osservazioni il buco nero più vorace mai visto: ha una massa di 20 miliardi di soli, e ogni 48h divora una quantità di materia pari a quella della nostra stella. Fortunatamente, si trova molto lontano dal pianeta Terra, a 12 miliardi di anni luce.

Il buco nero

Sembra fantascienza, ma per osservarlo gli scienziati hanno ‘guardato’ 12 miliardi di anni indietro nel tempo, nei più distanti meandri dello spazio-tempo, quando l’universo si trovava nella fase in cui dopo essersi sufficientemente raffreddato, aveva visto formarsi le prime particelle.

Qui cominciano a crearsi i primi atomi neutri: l’elettrone bilancia la carica positiva del protone, formando un gas neutro costituito essenzialmente da atomi di idrogeno. Il gas si addensa sempre di più per effetto della gravità, e l’universo piomba ancora nel buio, in quella che viene definita l’età oscura. In questa fase, infatti, ogni fotone emesso viene assorbito dal gas neutro. Proprio nell’età oscura infatti, 12 miliardi di anni fa, tale mostro gravitazionale, ad oggi osservato come un brillantissimo quasar (quasi-stellar radio source), aveva la massa pari a 20 miliardi quella del nostro Sole.

Gli aspetti stupefacenti non finiscono qua. Secondo gli studiosi il buco nero ha mantenuto un tasso di crescita dell’1% ogni milione di anni. Sembrerà poco, ma bisogna provare prima a immaginare l’1% della massa di 20 miliardi di soli: sicuramente ne è rimasto sorpreso Christian Wolf, della Research School of Astronomy and Astrophysics dell'ateneo, che afferma: "Questo buco nero cresce così rapidamente da brillare migliaia di volte più di un'intera galassia grazie a tutti i gas che risucchia continuamente, che causano forte frizione e grande calore".

L’osservazione è stata possibile grazie ai dati raccolti dal satellite Gaia, appartenente all’ESA [VIDEO], combinati al telescopio Skymapper da 2,3 metri dell’Anu. Nonostante la spettrometria abbia rilevato emissioni di radiazione nel vicino infrarosso, i calcoli dimostrano che, considerando il redshift, le radiazioni dovrebbero essere prevalentemente nell’ultravioletto e a raggi x. Infatti a causa dell’espansione dell’universo, lo spazio si dilata stirandola lunghezza d’onda delle radiazioni emesse. E se si fosse trovato all’interno della nostra galassia? Bhe, nonostante anche la Via Lattea abbia un buco nero supermassiccio al suo centro, in questo specifico caso non saremmo qui a parlarne.

Infatti, sembra che se si fosse trovato all’interno della nostra galassia, avrebbe brillato così tanto (causa la radiazione formatasi fuori dal suo orizzonte degli eventi) da impedire la visione di tutte le altre stelle, e da impedire inoltre, la vita sul nostro pianeta a causa dell’enorme quantità di energia irradiata sotto forma di raggi x e ultravioletti.

Si tenga presente che buchi neri di queste dimensioni e con questa rapida crescita sono estremamente rari e anche per questo motivo la scoperta ha ottenuto una certa risonanza in ambito scientifico.

Non sono poi così neri

Lo studio di oggetti estremamente lontani riscuote sempre un certo successo poiché osservare laggiù equivale come già detto a guardare indietro nel tempo e quindi alla possibilità di capire qualcosa in più sulle prime fasi di vita dell’universo e sui meccanismi di formazione delle galassie [VIDEO].

I quasar, oggetti estremamente lontani, prossimi ai confini dell’universo, sono stati studiati e ritenuti di natura controversa fino agli anni '80. La loro distanza e lucentezza ne fanno motivo di grande interesse tra gli scienziati del campo. Come conferma anche Wolf, infatti, buchi neri come quello in questione sono estremamente brillanti, possono essere usati come fari per studiare la formazione degli elementi nelle prime galassie dell’Universo. «Gli scienziati potrebbero essere in grado di vedere le ombre degli oggetti posti di fronte al buco nero supermassiccio», conclude. Dunque, nei prossimi anni verranno montati su enormi telescopi strumenti in grado di misurare direttamente l’espansione dell’Universo usando questi buchi neri molto luminosi.