Era dall’ottobre 2017 che non si avevano notizie di Navalny, lo “strano oppositore” che tanto piace agli occidentalisti. Nella protesta precedente, organizzata in occasione del compleanno del presidente russo, il blogger era riuscito a radunare in 80 città russe 4000 persone. Bisogna considerare che in Russia vivono circa 150.000.000 di persone e già allora questo diede la misura del suo peso politico.

Nella nuova manifestazione, coincidente con l’insediamento del rieletto presidente Vladimir Putin, giunto al quarto mandato come la sua quasi omologa Angela Merkel, Navalny è riuscito a radunare circa 5000 persone in 90 città. Al culmine delle violenze scoppiate durante l'adunata, la polizia ha arrestato 1300 attivisti in tutta la Russia, e tra questi cinque 5 giornalisti. Gli arresti effettuati dalla polizia russa, hanno suscitato le proteste di Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, secondo la quale sono stati: “Minacciati diritti fondamentali”.

Come si giustifica l’intervento della polizia? Innanzitutto la manifestazione non era autorizzata, era stata organizzata tramite internet e non prevedeva un servizio d’ordine. I disordini sono iniziati quando i manifestanti anti Putin sono entrati in contatto con quelli pro Putin. Quando poi l’adunata organizzata da Navalny è degenerata in scontri violenti, la polizia russa è intervenuta usando i gas lacrimogeni e traendo in arresto i militanti più esagitati.

In ogni caso, i sostenitori del blogger che hanno preso parte agli scontri di Mosca, Khabarovsk, Vladivostok, Komsomolsk-on-Amur, Omsk e nelle altre città russe, dopo l’identificazione sono stati rilasciati dalla polizia, anche Navalny è stato scarcerato e sarà processato l’11 maggio.

Chi è Aleksej Navalny?

È un politico ultra-nazionalista, che ostenta tatuaggi nazisti. La sua carriera politica inizia nel 2000 quando si iscrive al partito Jabloko, d’ispirazione filo-occidentale, del quale diviene dirigente locale a Mosca.

Dal 2005 riceve finanziamenti dalla NED National Endowment for Democracy, ONG con sede a Washington e finanziata dal Congresso degli Stati Uniti. I primi problemi di Navalny iniziarono nel 2006, quando il municipio di Mosca vietò la sua manifestazione nazionalista “Marcia Russa”, temendone le implicite connotazioni razziste e xenofobe. Poco dopo, Jabloko, lo espulse dal partito accusandolo per le sue posizioni estremiste.

Nel 2007 fondò il movimento politico nazionalista “Popolo” e iniziò a criticare pesantemente il presidente russo Vladimir Putin. Nel 2010 partecipò al programma Yale World Fellows, organizzato dal’Università di Yale per supportare la crescita di nuovi leader e a partire dal 2011 iniziò a organizzare manifestazioni contro Putin.

Aleksej Navalny, ha avuto anche guai legali per appropriazione indebita, truffe e maneggio di consistenti cifre di denaro provenienti dall’estero.

Una sua grande abilità di comunicatore è stata quella di far passare quei processi come una conseguenza del suo impegno politico. Nei periodi di detenzione, in occidente venne dipinto come prigioniero politico, sia da Amnesty International che dalla ong Memorial di Mosca, finanziata anch’essa dal National Endowment for Democracy, statunitense. Secondo un sondaggio dell’istituto indipendente Levada Center, organizzazione di ricerca sociologica indipendente non governativa, nel febbraio 2017, il 53% dei russi non conosceva Navalny, il 43% lo conosceva ma aveva di lui un’opinione negativa, al 35% restava indifferente, mentre il 16% aveva di lui un’opinione positiva. Resta il fatto che Aleksej Navalny, è molto popolare nel mondo occidentale, dove anche grazie alla russofobia montante gode di una popolarità che non trova riscontri in Russia: Nemo propheta in patria…

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