Sembra arrivato ad una svolta il triplice omicidio avvenuto al confine tra la Macedonia e l'Albania di una famiglia di etnia albanese, da anni residente a Sacile, in provincia di Pordenone. Lo scorso 27 agosto, Amid Pocesta, di 54 anni, la moglie Nazmije, di 53, e la figlia minore Anila, di soli 14 anni, sono stato trovati morti in camera da letto, in un villino a Debar, in Macedonia, dove la famiglia si trovava per partecipare ad un matrimonio di un parente.

Dopo una settimana, domenica sera, è arrivata la svolta con la confessione dell'omicidio da parte della figlia 28enne che aveva inizialmente dichiarato di trovarsi in Italia la notte del delitto.

Ad incastrarla è stato l'esame del DNA effettuato nella camera da letto, teatro del delitto, e alcune immagini e video che la ritraggono in Macedonia il giorno del massacro.

Insieme a lei, sono stati tratti in arresto altre due persone con l'accusa di averla aiutata nell'organizzare il tutto e nella successiva fuga. Si tratta di un cittadino di 61 anni che l'avrebbe aiutata nella fuga e un uomo di 31 che gli avrebbe procurato la pistola.

Sterminati nel sonno

La famiglia si trovava a Debar, al confine tra la Macedonia e l'Albania, per partecipare ad un matrimonio di un parente.

Dopo aver festeggiato la sera prima dell'evento, padre, madre e figlia sono rientrati nel villino dando appuntamento ai familiari per la mattina seguente.

Dopo 17 ore di silenzio, la macabra scoperta dei corpi trucidati nel sonno. Nei confronti della figlia maggiore, c'erano prove schiaccianti sin da subito. Oltre all'esame del DNA, alcune foto la ritraevano in territorio macedone durante le ore del delitto ma intanto lei, nel primo interrogatorio, aveva sempre confermato di trovarsi in Italia. Secondo la ricostruzione, per farsi un alibi di ferro la 28enne ha raggiunto l'Italia il giorno prima del delitto, salvo poi rientrare in Macedonia di nascosto la notte del 27 agosto.

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Cronaca Nera

Fortuna ha voluto anche che la scoperta dei cadaveri venisse effettuata 17 ore dopo, consentendogli di rientrare in tempo sul territorio italiano.

Ancora sconosciuto il movente

Quello che è ancora un mistero è il movente di questa mattanza famigliare. Sembrerebbe da escludere il movente economico, in quanto la famiglia aveva speso quasi tutti i risparmi per comprare casa a Sacile. I più fantasiosi parlano di un presunto contatto con la criminalità organizzata o addirittura di una relazione che la ragazza avrebbe avuto con un uomo che i genitori non vedevano di buon occhio.

Al momento, la 28enne ha confessato soltanto il delitto senza spiegarne bene il motivo.

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