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A Reggio Calabria, durante la mattinata del 13 febbraio, al termine delle indagini coordinate dalla DDA della Procura di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, gli investigatori della squadra mobile della città con a capo Francesco Rattà hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal G.I.P presso il tribunale cittadino nei confronti di sette individui, indagati per sequestro di persona e tentata estorsione. I sette soggetti sono stati indagati con l’aggiunta dell’aggravante del metodo mafioso.

Sequestro di persona ed estorsione con aggravante mafiosa

Secondo quanto dichiarato dai Carabinieri durante la conferenza stampa avvenuta in seguito agli arresti, le accurate attività d’investigazione svolte dalla Squadra Mobile hanno consentito di fare chiarezza su una vicenda estorsiva complicata.

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L’aggravante in questo caso è stato il sequestro di persona avvenuto nella notte tra il 30 ed il 31 dicembre a Reggio Calabria. Secondo la ricostruzione degli avvenimenti, durante la serata del 30 dicembre intorno alle ore 20:00, la proprietaria di una nota pizzeria sita nel centro storico della città ha allertato la polizia locale ed ha spiegato agli agenti che il convivente, obbligato da alcuni uomini, era salito su un’auto diretta presso una destinazione sconosciuta. Immediatamente dopo la comunicazione della donna è scattato l’allarme e numerose volanti della squadra mobile si sono recate sul luogo per raccogliere la testimonianza della donna e di alcuni testimoni oculari presenti sul luogo nel momento del sequestro.

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Tempestivamente sono state avviate le indagini e le ricerche dell’uomo e dei suoi aguzzini. Gli inquirenti hanno inoltre potuto usufruire delle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Di fondamentale importanza anche l’analisi dei tabulati telefonici e le immagini presenti all'interno dei video delle telecamere situate nelle zone limitrofe dell'attività ristorativa.

Le dinamiche del sequestro ed il movente

Grazie ai dettagli Rinvenuti gli investigatori hanno potuto ricostruire la dinamica del sequestro di persona ed il movente che, secondo quanto dichiarato, riguarderebbe l’estorsione della somma di denaro pari a 500euro richiesta soprattutto da uno dei sette uomini coinvolti, Giuseppe Surace, ex dipendente del noto locale della compagna della vittima del sequestro.

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Secondo una ricostruzione dettagliata dei fatti, non appena giunto al locale, accompagnato dalla compagna e dai figli minorenni della donna, l’uomo è stato afferrato dai soggetti Francesco Belfiore, Massimiliano Polimeni e Bruno Scaramuzzino che immediatamente lo hanno costretto a salire sulla loro autovettura. Gli uomini con l’ostaggio sono immediatamente fuggiti.

Il racconto della vittima

La vittima ha dichiarato di esser stato ripetutamente minacciata e di aver subito diverse percosse durante il tragitto. L’uomo ha raccontato di esser stato accompagnato presso l'abitazione di uno dei soggetti contro la sua volontà e che una volta giunto a destinazione gli aguzzini hanno tentato di estorcergli 500 euro. La vittima, dopo la richiesta di denaro, ha dichiarato ai sequestratori di non essere in possesso del portafogli. Gli uomini, nella speranza di poter portare a termine l’estorsione hanno riaccompagnato la vittima presso il locale della compagna per prelevare il denaro da loro richiesto, ma al loro arrivo dopo essersi accorti della presenza della polizia si sono nuovamente dileguati.