Gli investigatori della Squadra mobile di Verona nella mattinata di ieri, giovedì 7 febbraio 2019, sono riusciti ad arrestare Bruno Verde, 64enne campano residente a Bologna, con l'accusa di truffa aggravata ai danni di un prelato veronese. Aveva pensato di aver trovato due benefattori il parroco di 80 anni di una parrocchia in zona Borgo Trento, a Verona, che lo scorso 20 settembre si è visto "sfilare" cinque mila euro da due uomini convinto che servissero per delle pratiche davanti a un notaio.

La "truffa all'americana"

A raccontare la vicenda è stato il dottor Roberto Di Benedetto della Questura di Verona durante la conferenza stampa di oggi. Da quanto spiegato dal dottor Di Benedetto si tratta della cosiddetta "truffa all'americana", dove due uomini avvicinano le persone promettendo donazioni e poi fuggono. Il 20 di settembre il parroco aveva incontrato, previo appuntamento, Verde, che si era presentato come dottor Visentini e aspirante benefattore proprio per quella chiesa, per una cifra di 40 mila euro.

Nello stesso momento, un uomo, chiamato "lo svizzero" passava davanti a Verde e il parroco, chiedendo loro informazioni su un medico al quale voleva donare dei beni. Verde, in accordo con "lo svizzero", aveva affermato di conoscere questo fantomatico medico destinatario della donazione, ma che lo stesso era deceduto da tempo.

Passaggio di donazione

Il "secondo step della truffa", come lo ha chiamato Di Benedetto, è stato quello in cui "lo svizzero" ha comunicato al prelato di voler donare tutto a lui, dal momento che il primo destinatario della beneficenza non era più in grado di poterla accogliere.

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Cronaca Nera

L'unico vincolo per poter avere questi beni, per il parroco, era quello di pagare le spese notarili e di farlo lo stesso giorno, perché "lo svizzero" aveva comunicato di dover partire nelle ore successive. In accordo e ancora fiducioso verso quei due nuovi conoscenti, il parroco è andato a prelevare la somma di cinque mila euro, poi depositata in una valigetta che Verde gli ha mostrato e dentro la quale ci sarebbe stata la prima donazione, quella di 40 mila euro per la parrocchia.

La fuga

Risaliti in macchina per dirigersi dal notaio e concludere l'iter per la seconda donazione, che sarebbe dovuta consistere in beni immobili, si sono fermati dopo 20 metri, davanti a un tabaccaio. Verde e "lo svizzero" hanno detto al prelato che l'ultima questione da sbrigare prima di andare ad ufficializzare la seconda donazione e riscuotere anche la prima, sarebbe stata quella di comprare una marca da bollo per la documentazione.

Dopo essere sceso dall'auto il parroco ha visto l'auto ripartire senza di lui ma, nonostante la sua età, è riuscito a memorizzare i numeri della targa, dando agli investigatori il primo elemento fondamentale per le loro attività.

Un arresto e indagini ancora in corso

Grazie alla scaltrezza del parroco e al riconoscimento nell'album fotografico a disposizione degli investigatori il primo truffatore è stato catturato.

Nonostante stesse compiendo un'azione illecita,Verde, facendo affidamento sull'ngenuità del prelato e sulla sua età avanzata, ha ritenuto di poter utilizzare la sua vettura, una Mercedes classe A. Questa leggerezza ha permesso di risalire all'uomo. Verde è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Paola Vacca su richiesta del Pm (Pubblico Ministero) Gennaro Ottaviano.

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