Colpo di scena nel procedimento giudiziario sulla morte di Maria Sestina Arcuri. Per il Tribunale del Riesame di Roma, Andrea Landolfi ha mentito nella ricostruzione di ciò che è accaduto in casa di sua nonna a Ronciglione, in provincia di Viterbo, la notte tra il 3 e il 4 febbraio. Mentre la sua fidanzata lottava tra la vita e la morte, il trentenne romano aveva parlato di un incidente: la ragazza era caduta insieme a lui dalle scale che, dalle camere da letto, conducono al salotto dell’abitazione, riportando gravi ferite.

Ma, secondo i giudici, il giovane ha mentito per coprire le proprie responsabilità: come spiegano nelle motivazioni della loro decisione, è stato lui ad uccidere la 26enne. Quindi sono state accolte in pieno le richieste del pubblico ministero Franco Pacifici: ora Landolfi dovrebbe essere arrestato con l'accusa di omicidio volontario aggravato ed anche omissione di soccorso, visto che Santina era stata portata in ospedale solo dopo alcune ore, quando già era in coma.

La testimonianza del figlio di Andrea Landolfi

I giudici motivano la custodia in carcere con il fatto che l’ex pugile possa ancora commettere reati e inquinare le prove.

Inoltre gli elementi probatori raccolti in questi mesi contro di lui sono davvero pesanti: ad incastrarlo c’è innanzitutto l’autopsia sulla vittima, dalla quale si evince che le lesioni riportate sono dovute ad una caduta dall’alto e non dal rotolare lungo una scalinata. In particolare il grave trauma cranico che ha causato la morte di Sestina è incompatibile con il racconto fatto dal trentenne. Inoltre un testimone davvero singolare ha raccontato come sono andate le cose: si tratta del figlio di Landolfi.

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Cronaca Nera

Il bambino di soli 5 anni, presente quella notte, avrebbe assistito alla scena, che ha descritto ad una psicologa, servendosi di un peluche di Topo Gigio. L’ex pugile avrebbe provato ad abbracciare la sua fidanzata e poi, di fronte ad un rifiuto, l’avrebbe sollevata e lasciata cadere dal piano superiore.

Un giovane violento ed instabile

Una descrizione molto chiara che si scontra con quella di un’altra persona presente in casa, la nonna di Landolfi, Mirella Iezzi, che ha sempre parlato di un incidente.

La donna, però, sarebbe stata più volte minacciata dal nipote, che è pure indagato per lesioni, in quanto avrebbe rotto tre costole all’anziana, picchiandola. Ma in un’intercettazione ambientale, registrata in procura, anche la signora si sarebbe lasciata sfuggire la verità su quella notte: Santina era stata buttata giù da Andrea. I giudici hanno poi ricostruito la personalità instabile dell'indagato, violento e pericoloso soprattutto quando eccedeva con l’alcol. Tanti sono gli episodi che lo dimostrano: dal nonno minacciato con un coltello, fino ad un'ex fidanzata trascinata per i capelli durante un litigio.

L’avvocato Luca Cococcia, che difende il giovane, annuncia un ricorso in Cassazione: se questo fosse respinto per Landolfi si aprirebbero le porte del carcere.

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