A prima vista sembrerebbe un sasso come tanti altri, ma quando gli studiosi lo hanno trovato, nel 2007, vicino Velletri, non hanno avuti dubbi: si tratterebbe di un calendario lunare, e anche piuttosto antico. Sta facendo il giro d'Italia l'ipotesi scientifica lanciata da alcuni archeologi dell'università "La Sapienza" di Roma su un antico reperto venuto alla luce nella zona dei Castelli Romani, precisamente sui Colli Albani. A svelare l'ipotesi è Flavio Altamura, del dipartimento di Scienze dell'antichità dell'ateneo laziale: il sasso, di calcare marnoso, è stato trovato durante alcuni lavori di ricerca archeologica sul Monte Alto.

Risalirebbe al Paleolitico

Secondo le ricerche effettuate dall'Università, pare che questa sasso risalga nientedimeno che al periodo Paleolitico. Questa circostanza farebbe assumere al reperto un carattere di unicità, in quanto il calendario lunare che vi sarebbe inciso sopra sarebbe il più antico mai trovato. Quando è stato portato alla luce, il sasso mostrava dei misteriosi segni, ovvero ben undici "tacche", disposte in maniera regolare su tutta la sua superficie. Proprio questo particolare ha fatto saltare sulla sedia gli archeologi, i quali hanno capito subito che quella non era una comune pietra. Le indagini sul reperto, che sono durate diversi anni, hanno dimostrato che le tacche sarebbero tracciate nel corso del tempo con utensili piuttosto affilati.

Il sassolino quindi doveva servire per calcolare o immagazzinare dei dati relativi proprio al ciclo della Luna, il nostro satellite naturale. Quest'ipotesi poi sarebbe avvalorata da un altro particolare, ovvero quello che i segni tracciati presentano lo stesso numero di quelli del mese lunare sinodico o sidereo.

Si misurava lo scorrere del tempo

In questo modo quindi, secondo i ricercatori della Sapienza, l'uomo primitivo calcolava lo scorrere del tempo. La scoperta è utile anche a capire di quali conoscenze matematiche erano in possesso i nostri antenati. Adesso, grazie alla moderna tecnologica, sappiamo ovviamente molto di più del nostro satellite, ma per quell'epoca, strumenti del genere, rappresentano davvero l'importanza che il cielo aveva per gli uomini di quel tempo.

Da sempre l'uomo è stato affascinato dalla stelle e dall'intero Universo, e ne ha voluto sapere sempre di più. Oggi, visto che riusciamo ad andare quasi senza problemi nello spazio, dopo aver conquistato la Luna, e tanto c'è ancora da scoprire. L'archeologia italiana quindi regala ancora una volta un reperto degno di nota, e questo fa capire la varietà di popoli e culture presenti, da sempre, sulla nostra Penisola.

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