I carabinieri della Compagnia di Roma hanno arrestato ieri Gabriel Christian Natale Hjorth (18 anni) e Elder Finnegan Lee (19 anni) entrambi statunitensi e in visita nel nostro paese per motivi di svago, per tentata estorsione e omicidio aggravato. Entrambi, infatti, vengono considerati responsabili dell'assassinio a coltellate, al culmine di una colluttazione, del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, 35enne originario di Somma Vesuviana.

Il militare pare sia stato raggiunto da ben otto fendenti alle spalle e al torace. La vittima è spirata poco dopo al pronto soccorso dell'ospedale Santo Spirito.

La presunta dinamica dell'omicidio

Il dramma si è consumato nella notte tra giovedì 25 e venerdì 26 luglio in Via Pietro Cossa, nel quartiere Prati di Roma. Stando alle prime ricostruzioni effettuate dagli inquirenti, in quel momento, il carabiniere in servizio in borghese era in zona insieme ad un collega dopo essere stato avvisato da un pusher di avere un appuntamento con due ragazzi che gli avevano rubato uno zainetto e che gli avevano detto che lo avrebbero restituito se lui gli avesse dato cento euro.

Il borsello era stato trafugato solo poche ore prima nella zona di Trastevere. Sapendo che nello zainetto c'era il suo telefono cellulare, il derubato aveva chiamato i due ragazzi chiedendo di restituirgli il maltolto, e questi gli avevano risposto che lo avrebbero fatto dietro il pagamento di cento euro e (pare) di un grammo di cocaina. Sembra, infatti, che i due turisti americani avessero acquistato per la stessa somma delle sostanze stupefacenti dal presunto spacciatore, ma questi in realtà gli avrebbe consegnato soltanto dell'aspirina, ingannandoli.

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Cronaca Nera

Dopo aver parlato con i giovani ed essersi accordati per il "cavallo di ritorno", il pusher ha avvisato i carabinieri di quanto accaduto. Questo è uno dei punti oscuri della vicenda su cui gli investigatori stanno continuando ad indagare: ci si chiede, infatti, perché una persona che dovrebbe vivere nell'illegalità abbia contattato le forze dell'ordine per rivelare del furto subito.

All'incontro si sono presentati proprio il vicebrigadiere Rega e il collega Andrea Varriale.

A questo punto è scattata una colluttazione, durante la quale pare che Lee abbia estratto un coltello e abbia colpito proprio il carabiniere 35enne, raggiungendolo con otto colpi, uno dei quali all'altezza del cuore. Il militare si è accasciato a terra ed è morto poco dopo in ospedale, mentre i due giovani si sono dati alla fuga.

L'intervento dei carabinieri

Dal rapporto di convalida del fermo riportato dall'AdnKronos, si evince che tra le prove decisive ci sono le dichiarazioni dell'uomo derubato del borsello, la relazione redatta dall'altro carabiniere sopravvissuto all'aggressione, ma anche la testimonianza del facchino dell'albergo presso cui soggiornavano i due giovani americani.

Inoltre nella stanza dell'hotel presso il quartiere Prati, i carabinieri hanno trovato l'arma del delitto e lo zainetto sottratto al pusher, mentre per identificare i due americani sono risultati fondamentali anche dei riscontri fotografici.

I due californiani, dopo essere stati intercettati dalle forze dell'ordine, sono stati tradotti presso la caserma di via In Selci, dove sono stati sottoposti a interrogatorio alla presenza del procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e del pm Maria Sabina Calabretta: ad accoltellare il vicebrigadiere Rega sarebbe stato Lee.

Quest'ultimo, in un ulteriore incontro con gli inquirenti, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Hjort ha chiesto che fosse verbalizzato quanto aveva già dichiarato in precedenza. Il gip di Roma, Chiara Gallo, ha convalidato il fermo per entrambi con le accuse di omicidio e tentata estorsione.

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