Svolta in tarda serata nelle indagini per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì in via Pietro Cossa, a Roma, nel quartiere Prati. Uno dei due cittadini americani fermati poco dopo il delitto avrebbe confessato, ammettendo di essere stato lui ad accoltellare il vice brigadiere di Somma Vesuviana. Ad incastrare i due ragazzi 19enni, fermati in un albergo nelle vicinanze del luogo dell’aggressione, sarebbero state le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, oltre che alcune testimonianze. Durante il lungo interrogatorio da parte delle pm Nunzia D’Elia e Sabina Calabretta sarebbero arrivate le prime ammissioni degli studenti.

Le indagini proseguono nel massimo riserbo: con ogni probabilità altre persone potrebbero essere coinvolte nella vicenda.

La pista del ‘cavallo di ritorno’

A quanto pare alla base del delitto ci sarebbe il furto di un borsello e il conseguente “cavallo di ritorno”, ossia l’estorsione che prevede il pagamento di una somma per ottenere indietro l’oggetto rubato. Il carabiniere assassinato sarebbe stato coinvolto in un’azione per fermare i responsabili, finita male. Nelle ultime ore però gli inquirenti hanno espresso diversi dubbi su alcuni aspetti della vicenda, come la dinamica del furto o l’effettivo contenuto della borsa sottratta, tanto da far filtrare l’indiscrezione – riportata dal Corriere della Sera – che alla fine la storia potrebbe essere ben più complessa.

Di certo nella tarda serata di giovedì un 40enne italiano è stato derubato in piazza Mastrai, a Trastevere: a suo dire nel borsello sottratto c’erano un centinaio di euro ed un telefonino. I video delle telecamere riprendono gli attimi immediatamente precedenti al borseggio e quelli successivi, con due ragazzi che scappano. Subito dopo l’aggressione il legittimo proprietario avrebbe chiamato sul proprio telefonino: le due persone che hanno risposto gli avrebbero chiesto 100 euro per restituirgli la refurtiva, dandogli appuntamento dopo le due di notte in via Pietro Cossa.

L’aggressione al carabiniere

Il derubato, prima di recarsi nel luogo stabilito, ha avvisato i carabinieri della stazione Monteverde, che hanno pianificato un’operazione in borghese per arrestare i ladri estorsori, coinvolgendo diverse pattuglie, tra cui quella del militare ucciso. Ma qualcosa deve essere andato storto: il luogo dell’appuntamento era deserto.

Tuttavia, nascosti in un angolo poco distante, c'erano due sospetti con il volto coperto: Cerciello Rega ed il suo collega Andrea Varriale avrebbero deciso di identificarli. Improvvisamente, durante il controllo, sarebbe avvenuta l’aggressione in cui la vittima è stata accoltellata per otto volte. Un colpo al cuore è stato fatale: il militare che era con lui ha prestato i primi soccorsi e chiamato i rinforzi, lasciando scappare il giovane che aveva bloccato. Purtroppo si sono rivelati inutili tutti i tentativi di rianimare il giovane carabiniere, portato d’urgenza all’ospedale Santo Spirito dove sono accorsi i parenti, tra cui la moglie del 35enne, sposata lo scorso 13 giugno. Saputa la tragica notizia, la donna ha ripetuto a lungo, disperata: “Me l’hanno ucciso”.

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