L’inchiesta sulla morte di Jeffrey Epstein, l’uomo d’affari morto suicida venerdì notte nella sua cella del carcere metropolitano di Manhattan, porta immediatamente la sua prima conseguenza. L’indagine dovrà essere allargata e non potrà limitarsi al semplice esame autoptico. Insomma, non basterà stabilire se e come Epstein si sia tolto la vita ma anche se ci sono state delle responsabilità da parte dell’autorità carceraria.

Un suicidio che fa discutere per qualche crepa nella sicurezza

Che il finanziere, al centro di una clamorosa inchiesta per traffico di materiale pedropornografico e ripetuto abuso di minorenni, si sia tolto la vita sembra chiaro. Si sarebbe impiccato nella sua cella usando – dicono fonti non confermate – un cavo elettrico. Epstein era in un programma di massima sicurezza che prevedeva il monitoraggio video H24 e il sopralluogo di un addetto in cella ogni trenta minuti: appena tre settimane fa era stato salvato da un ulteriore tentativo di suicidio.

Le guardie dedicate alla sua sicurezza erano due nell’arco di tutta la giornata: Epstein era rimasto da solo in una cella per due persone e proprio per salvaguardarlo da possibili tentativi di autolesionismo era stato rinchiuso a Manhattan, un carcere certamente meno problematico e affollato di quello di Rikers Island.

Come Epstein sia riuscito a procurarsi il cavo con il quale si è ucciso e come sia riuscito a impiccarsi nonostante una sorveglianza tanto ristretta rimane un mistero.

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Cronaca Nera

La mattina dello stesso giorno in cui Epstein si è tolto la vita la procura aveva ratificato migliaia di documenti video e fotografici nei quali si provava l’attività di Epstein che solo negli ultimi due anni avrebbe abusato sessualmente di almeno una ventina di adolescenti. Il suicidio sarebbe avvenuto nella notte di venerdì e sarebbe stato riscontrato dalle guardie in turno alle 6:30 di sabato mattina.

Interrogati gli addetti alla sorveglianza di Epstein hanno detto di non essersi accorti di quanto accaduto e di non saper dire a che ora il suicidio potrebbe essere avvenuto. Poi hanno delegato i rappresentanti sindacali e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I sindacati dal canto loro difendono i dipendenti parlando di tagli al personale da parte dell’amministrazione.

Tutte le amicizie pericolose di Epstein, da Trump a Clinton

Che Epstein potesse scoperchiare un pentolone inquietante con altri filoni d’inchiesta è abbastanza chiaro, così come sembra evidente che una sua eventuale collaborazione con gli inquirenti veniva vista in molti ambienti politici e imprenditoriali di altissimo livello in modo preoccupato.

Epstein era da anni amico intimo di Donald Trump ma anche del democratico Bill Clinton che era stato spesso fotografato con il finanziere durante feste e occasioni ufficiali. Tra le sue amicizie più recenti anche quella con Leslie Wexner, il multimiliardario che ha creato il brand Victoria’s Secret.

La polemica intorno al Federal Bureau of Prisons, l’autorità carceraria americana, è violentissima in queste ultime ore.

L’autopsia si è conclusa ieri notte ed è stata curata dalla dottoressa Barbara Sampson, forse l’anatomo patologa più importante di New York, ma di dichiarazioni ufficiali, a parte la conferma circa l’evidenza di un suicidio per impiccagione, non ce ne sono. Anche la famiglia di Epstein ha voluto presenziare all’autopsia con un proprio patologo di parte.

Le teorie complottiste secondo le quali Epstein sarebbe stato persuaso al suicidio

Online è tutto un fluire di teorie più o meno complottiste secondo le quali Epstein si sarebbe ucciso, ma c’è anche chi scrive che sarebbe stato ucciso o sarebbe stato persuaso a uccidersi, per non allargare l’indagine ad altri soggetti. Al momento non si capisce soprattutto perché Epstein sia stato lasciato da solo dopo un primo tentativo di togliersi la vita tre settimane fa. Secondo la prassi Epstein avrebbe dovuto condividere la cella con un compagno proprio per evitare ulteriori episodi fatali. Ma da due giorni il finanziere era rimasto da solo: il suo compagno era stato trasferito in un altro segmento del carcere.

Il Metropolitan Correctional Center è una struttura di cemento a poca distanza dal tribunale di Lower Manhattan, lo stesso che si vede in tanti telefilm polizieschi come per esempio Law and Order. Ospita 800 prigionieri in dieci diverse unità, distinte a seconda della gravità della pena e della pericolosità dei soggetti: a poca distanza da Epstein le celle in cui sono stati rinchiusi John Gotti, il terrorista Ramzi Yousef e il narcotrafficante messicano El Chapo.

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