Erano le 08:30 del 25 settembre 1979, quando a bordo di una Fiat 131 il magistrato Cesare Terranova fu ucciso a pochi passi dalla sua abitazione. Un agguato di mafia che coinvolse anche un altro degli uomini dello Stato, vale a dire Lenin Mancuso, il maresciallo della scorta di Terranova, anch'egli ucciso quel drammatico giorno. A quaranta anni di distanza, oggi torna a galla la memoria di questi due storici personaggi, che per combattere la mafia hanno finito per pagare un conto salato, perdendo la vita.

Nel 1979 la mafia inizia l'attacco allo Stato

Cesare Terranova è nato a Petralia Sottana il 15 agosto del 1921, ed è stato uno dei magistrati più importanti, prima di essere trucidato in un agguato mafioso il 25 settembre del 1979 a Palermo, insieme al suo collaboratore fidato Lenin Mancuso.

Erano gli anni della cosiddetta "ribellione dei mafiosi", con i killer che si muovevano per le vie della città indisturbati, in una Palermo che era diventata a dir poco ingovernabile.

Nel 1979 la mafia inizia il suo attacco frontale allo Stato italiano, lanciando chiari messaggi con l'eliminazione di personaggi pubblici a alte figure costituzionali, l'unico precedente era stato l'agguato mortale al magistrato Pietro Scaglione, nel lontano 1971.

L'escalation mafiosa inizia nel gennaio del 1979 con la morte del cronista Mario Francese, colpevole di aver scoperto e segnalato i rapporti loschi tra mafia e affari, individuando anche i contrasti all'interno degli stessi.

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Cronaca Nera

A marzo è il turno di Michele Reina, quest'ultimo noto in Sicilia per il suo ruolo politico di segretario della DC e in quel periodo ostile ai poteri forti.

A luglio viene eliminato il capo della squadra mobile Boris Giuliano, che stava svolgendo un indagine delicata sul traffico di stupefacenti da parte di Michele Sindona, boss che aveva un legame stretto con il gruppo criminale più potente dell'epoca.

Giuliano stava svolgendo tale indagine in collaborazione con la federazione antidroga statunitense, che gli aveva anche permesso di scoprire il nascondiglio di un altro pezzo da novanta, quel Leoluca Bagarella che da li a poco trucidò proprio il capo della quadra mobile.

Terranova è stato anche deputato del PCI

Cesare Terranova è stato anche deputato del PCI dal 1972 al 1979. In parlamento si era sempre fatto notare per la sua battaglia contro la mafia, denunciando quei patti sacri a cui nessuno osava opporsi contro il potere mafioso.

Conosceva per filo e per segno i movimenti del mondo mafioso, visto che aveva condotto il primo processo sulla prima guerra tra le famiglie palermitane, nel 1962. Nel giugno del 1963 ci fu la strage di Ciaculli, anno in cui la mafia decise di porre fine alla vita di quattro carabinieri e di due uomini dell'esercito. In quegli anni il giudice palermitano tentò di rompere l'idillio dei vari La Barbera, Buscetta, Greco e Ligio, con quest'ultimi che furono anche coinvolti al colpo di Stato di Junio Valerio Borghese, fortunatamente non andato in porto.

Dopo gli anni in politica Terranova, nell'estate 1979 è ritornato a Palermo per essere nominato in luglio Consigliere presso la Corte d'Appello. Fino al 25 settembre, quando venne ucciso.

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