La mente della banda era un ragazzo di 16 anni che faceva da palo, all’esterno della villetta dell’anziana vittima, a Piscinas. Mentre i complici, poco più che ventenni, aspettavano armati all’interno della casa il 78enne padrone di casa e si scattavano pure i selfie con il telefonino. Gian Marco Garau, 22 anni, disoccupato, originario di Carbonia ma residente a Nuxis, Mirko Manca, originario di Cagliari ma con casa a Villaperuccio e un sedicenne anche lui di Nuxis, sono stati arrestati dai Carabinieri dopo mesi di indagini certosine.

Secondo quanto ricostruito dagli abili investigatori dell’Arma, sarebbero loro infatti gli autori del violento pestaggio avvenuto lo scorso 26 ottobre nelle campagne di Piscinas, paese nel sud della Sardegna. L’anziano preso di mira, Pinuccio Uccheddu, 78 anni, era stato colto di sorpresa mentre faceva rientro nella sua abitazione ed era stato massacrato di botte dai due maggiorenni che, armati di spranghe, l’avevano ridotto in fin di vita.

L’uomo infatti era stato ricoverato all’ospedale Sirai di Carbonia, dove era arrivato con dodici costole rotte e in condizioni disperate.

Il pover’uomo aveva ferite e lesioni in tutto il corpo, provocate dalle violente botte. Sottoposto immediatamente ad un delicato intervento chirurgico dai medici, Pinuccio Uccheddu ha perso la milza ma per fortuna a distanza di più di tre mesi le sue condizioni sono migliorate. I suoi aguzzini sono invece stati arrestati con le pesanti accuse di lesioni gravissime e rapina: i due maggiorenni si trovano rinchiusi in una cella del carcere di Uta, il minorenne si trova nel carcere minorile di Quartucciu, in attesa di essere affidato ad una casa famiglia.

Una rapina studiata a tavolino

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri al termine delle indagini coordinate dal pubblico ministero della Procura di Cagliari, Alessandro Pili e dalla collega del Tribunale dei minori, Mariachiara Manganiello - la mente della banda era il ragazzo più giovane, quello di 16 anni. Dalle indagini infatti è stato accertato che il giovanissimo, proprio il giorno prima della rapina, aveva effettuato un sopralluogo all’esterno della casa di Pinuccio Uccheddu, che tutti – compreso i tre giovani – chiamavano zio Pino.

Il 16enne aveva anche fatto da palo mentre i complici mettevano in atto la violenta rapina. Gian Marco Garau e Mirko Manca infatti, come hanno spiegato i Carabinieri questa mattina durante la conferenza stampa, si erano introdotti nell’abitazione dell’anziano armati di tutto: spranghe di ferro, lacci e nastro isolante. Dopo averlo colpito con violenza più volte, l’avevano immobilizzato e legato in modo che non potesse creare problemi. Nel frattempo avevano rubato tutto quello che avevano trovato, in particolare denaro e oggetti d’oro. Dopo la rapina poi avevano fatto perdere le loro tracce a bordo di un’auto che era stata parcheggiata all’esterno della casa.

L’anziana vittima però era fortunatamente riuscita a liberarsi e aveva subito dato l’allarme ai Carabinieri.

Le indagini

Ci sono voluti tre mesi per chiudere il cerchio: "Non è stato semplice – ha ammesso Lucia Dilio, comandante della compagnia di Carbonia – ma grazie alle testimonianze dei vicini di casa è stato possibile risalire ai tre malviventi. Fondamentale – conclude la responsabile – è stato il riconoscimento dell’auto utilizzata durante la rapina. All’interno della quale sono state ritrovate tracce di sangue che poi sono risultate compatibili con quelle ritrovate all’interno dell’abitazione della vittima".

Insomma una rapina studiata a tavolino da tre giovanissimi che, purtroppo, erano già noti alle forze dell’ordine: "Una banda spietata che ha massacrato di botte un povero anziano – ha ricordato durante la conferenza stampa Cesario Totaro, comandante provinciale dei Carabinieri di Cagliari – una violenza inaudita che potrebbe ricordare il famoso film Arancia Meccanica. Per fortuna ora la vittima sta meglio e la rapina sarà solo un bruttissimo ricordo".

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