Domenica 23 febbraio il Santo Padre è stato a Bari per parlare di migrazione e della necessità di essere accoglienti verso le persone che vengono da altre realtà, dove le difficoltà di vita sono evidenti. Papa Francesco ha incontrato 58 vescovi riuniti per il momento di riflessione e di spiritualità che ha avuto come titolo profetico " Mediterraneo frontiera di pace", promosso ed organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana. Sul tema delle migrazioni, tanto caro a papa Bergoglio, la chiesa cattolica sta mettendo a dura prova la sua resistenza a delle sollecitazioni provenienti da alcune situazioni, definite dal Papa "populiste", che spingono all'odio persone aventi come indirizzo di vita un sano spirito evangelico.

Ma tutto, negli ultimi tempi, è stato messo in discussione.

Le diocesi del Mediterraneo si sono interrogate sul fenomeno migratorio

Una questione che da tempo è stata dibattuta in seno alla conferenza dei vescovi italiani: è lecito o no accogliere come fratelli questi sventurati? Il presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha evidenziato l'importanza di non alzare barriere, ma di gettare le fondamenta di ponti per unire i popoli. E l'autorevole voce dell'amministratore apostolico del Patriarcato latino in Gerusalemme, il francescano Pierbattista Pizzaballa, ha ricordato, prima del discorso del Santo Padre, come il destino di interi popoli è stato segnato dall'interesse di pochi per un modello di sviluppo economico - sociale sicuramente non basato sugli insegnamenti del Cristo, consegnando di fatto alle giovani generazioni un mondo ferito da discordie e malato di egoismo.

I vescovi del Mediterraneo, provenienti da tutte quelle nazioni che si affacciano in questo specchio di mare, da sempre crocevia di intere popolazioni, hanno scambiato beni e anche esperienze culturali per secoli. Oggi lo vedono come una zona geografica dove veleni e indifferenza stanno portando i popoli a non interagire più tra di loro.

Il discorso del Santo Padre ai vescovi

Ed in questo contesto che il pastore universale della chiesa cattolica è intervenuto mettendo in chiaro come deve agire un autentico seguace di Gesù Cristo rispetto a questo delicato problema. Ha risposto a questo quesito dicendo che chiudersi nella propria ricchezza non serve a coloro che stanno "invocando aiuto".

Mentre la comunità internazionale si è fermata sul palliativo dell'intervento militare, volto a sospendere temporaneamente le violenze più evidenti sofferte dalle popolazioni coinvolte, ci sono le responsabilità delle istituzioni che hanno il gravoso compito di farsi carico del bene comune, "alzando la voce se è necessario", ma l'indifferenza non è nell'animo del cristiano, "perché il credente sa accogliere, sa rispettare l'altro con tutti i suoi valori". Il monito di papa Francesco è stato rivolto principalmente al presidente USA Donald Trump, che ha redatto in tempi recenti un piano che ha previsto la pacificazione di quell'area perennemente in guerra. Ma anche il Nord Africa, da qualche tempo, è un "continuo focolaio di guerra", così come l'eterno conflitto tra Israele e i palestinesi nella terra dove ha visto operare tanti secoli fa il Figlio di Dio, fattosi uomo per portare la speranza e la pace in questa terra da sempre martoriata.

I conflitti armati tra popoli, come ha detto il Santo Padre, sono "un' autentica follia", che ha sempre portato gli uomini nel passato, come nel presente, alla rovina, che ha tolto delle preziose risorse da destinare alla scuola, alla costruzione di ospedali, alle famiglie. Il pontefice ha concluso l'intervento citando le parole del profeta Isaia, che ha invitato il popolo eletto a ricostruire le antiche rovine della città santa per farne un luogo di fratellanza universale.