È trapelata solo poche ore dopo la sua esecuzione la notizia della morte, in Iran, del talentuoso e giovane wrestler Navid Afkari. Il lottatore è stato impiccato il 12 settembre con l’accusa di aver ucciso un funzionario in borghese, Hassan Turkman, durante delle sommosse a cui ha preso parte nel 2018. Cresce ora l’ansia per le sorti dei suoi due fratelli ancora detenuti, Vahid e Habib. La morte del giovane è stata resa nota dal Capo del Dipartimento di giustizia della provincia di Fars.

I fatti che hanno portato alla reclusione

Navid Akfari è stato arrestato in seguito alle manifestazioni popolari scoppiate nel 2018 per il rincaro dei prezzi (specialmente per l’aumento del costo della benzina) e contro la repressione governativa.

Il wrestel era finito in carcere in quanto accusato di aver ucciso il funzionario Hassan Turkman. L’uccisione, secondo le autorità, era stata confermata anche da alcuni video che, secondo il legale della famiglia, l’avvocato Hassan Younesi, non sarebbero mai esistiti. In aggiunta, il legale ha accusato sin da subito il regime iraniano di aver torturato il campione di lotta greco-romana per acquisire una confessione di quanto commesso, torture che avrebbero subito anche i fratelli della vittima per accusare il fratello e rendere, in tal modo, più convincenti le accuse contro il giovane

Le reazioni del mondo politico e sportivo

Sin dalla sua incarcerazione, si sono rincorse le reazioni del mondo politico e sportivo a livello internazionale.

Il primo a mostrare il proprio malcontento è stato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha gridato a gran forza la sua richiesta di risparmiare la vita dell’atleta, unitamente agli sforzi svolti dal Comitato Olimpico Internazionale. Subito dopo la notizia della sua esecuzione, è stato proprio il COI, nella persona del suo presidente, Thomas Bach, a definire quanto accaduto come “scioccante e profondamente sconvolgente, viste le richieste degli atleti di tutto il mondo congiuntamente alle pressioni svolte dal Comitato Olimpico Iraniano, la United World Wrestling, la National Iranian Wrestling Federation”.

Dello stesso stampo il sentimento espresso dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha commentato su Twitter l’esecuzione del giovane Navid parlando di “un atto feroce e crudele, un ignobile assalto alla dignità umana”.

Navid Afkari è stato impiccato a Shiraz in base alla legge del “qisas” (il principio della vendetta).

Il ragazzo si sarebbe potuto salvare solo se la famiglia della vittima gli avesse concesso il perdono dietro un compenso economico per la perdita. Secondo l’avvocato della famiglia Afkari, i congiunti del funzionario lo avrebbero contattato per fissare un incontro in tal senso, ma il regime degli ayatollah è stato più veloce. In base a quanto accaduto, inoltre, la World Players Association ha richiesto l’espulsione dell’Iran da tutte le competizioni sportive internazionali, interpretando la commozione che ben 85mila atleti mondiali avevano fatto trasparire da quanto accaduto al loro omologo iraniano.

L’Iran è al secondo posto per numero di esecuzioni, preceduto solo dalla Cina. Negli ultimi anni, le forze di sicurezza iraniane hanno risposto alle proteste con un uso considerato da molti indiscriminato ed eccessivo della forza, culminato con arresti di massa.

Il diritto internazionale garantisce la libera espressione e la possibilità di riunioni pacifiche: questo diritto è sancito dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) di cui l’Iran fa parte. Profetica, ora, risulta la frase pronunciata dalla stesso Navid Afkari in una registrazione rilasciata ad Amnesty International: “Se vengo giustiziato, voglio che sappiate che una persona innocente, anche se ha cercato e combattuto con tutte le sue forze per essere ascoltata, è stata giustiziata”.

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