Il nuovo Dpcm e le possibili riaperture di palestre, piscine. Ma anche di cinema, teatri, bar e ristoranti la sera. Saranno probabilmente questi i temi che, unitamente alla campagna vaccinale, catalizzeranno l'attenzione dei cittadini nei prossimi giorni. Lo stile comunicativo del nuovo governo Draghi non sembra predisposto a far trapelare grandi notizie prima che si mettano nero su bianco gli eventuali provvedimenti. Questo, però, non vieta di percepire quelli che sono gli orientamenti in base alla situazione epidemiologica in atto.

Riaperture palestre, bar e settori chiusi: molti sono in ginocchio

Le attività al momento chiuse sono, in molti casi, in ginocchio. I ristori non possono compensare evidentemente mesi di inattività. Il loro fatturato è stato sacrificato sull'altare della necessità di tenere sotto controllo la diffusione del virus. Oggi, però, si inizia a percepire una certa spinta aperturista anche se calmierata dalla necessità di garantire la dovuta sicurezza al Paese.

Ogni discorso va subordinato al quadro epidemiologico e a che tipo di impatto avranno le varianti sul territorio nazionale. Qualora bastassero lockdown mirati nelle aree dove dovessero emergere, si potrebbero aprire nuovi discorsi. Magari relativi alla possibilità di aprire, quantomeno in zona gialla, i ristoranti la sera, ma anche le altre attività.

Con protocolli stringenti, ingressi contingentanti e tutto ciò che serve per ridurre al minimo i rischi.

Aperture o chiusure, potrebbero non essere gli unici orizzonti

Un esempio su come potrebbero cambiare le cose arriva da una proposta del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, ospite della trasmissione Rai Agorà . «Faccio - ha detto il governatore ligure - l’esempio più banale del mondo: ristorante che in zona gialla ha 50 coperti e una distanza di un metro tra un cliente e l ’altro, in zona arancione ha 25 coperti e una distanza di due metri da un cliente e l’altro.

Che vuol dire rarefare i contatti sociali, vuole dire aumentare la distanza sociale. Ma vuol dire agire sul lato dei volumi e non seccamente, drasticamente, dell’aperto e chiuso».

Aprire a capienza ridotta, ovviamente, non equivarrebbe alla normalità, ma magari spalmando su più turni di coperti l'affluenza normale si potrebbero limitare i danni.

Riaperture, Pregliasco: 'Necessario arrivare ad una percentuale più elevata di popolazione vaccinata'

Chiamato ad esprimersi sulla vicenda è stato anche il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco. "In questo momento - ha detto in relazione alla riapertura nel corso della trasmissione Tagadà di La 7 - siamo in una fase di attenzione e di tendenza al peggioramento. Prepariamoci con aspetti di protocolli, per quanto riguarda piscine e palestre, però non partirei così in tromba. Ritengo che sia necessario arrivare ad una percentuale più elevata (20-30%) di popolazione vaccinata per poter immaginare questo. E soprattutto vedere davvero quanto le varianti saranno determinanti a determinare un incremento. A mio avviso è ancora un po' presto.

Mi rendo conto la sofferenza ed il disagio, la rabbia di chi, per un bisogno di sanità pubblica, è costretto a vedere bloccate le proprie attività. Siamo ancora in una fase dove la vaccinazione stenta a partire, speriamo che ci siano le dosi di vaccino".

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