Per ora gli investigatori dei carabinieri seguono qualsiasi pista per la morte di Ignazio Melis. L’ex allevatore di 68 anni, da tempo in pensione, è stato trovato senza vita nella giornata di ieri 22 febbraio dalla nipote, figlia della sorella Luisa. Il corpo senza vita dell’uomo è stato scoperto all’interno della sua abitazione di via Cagliari, a Ballao, un paese del Sud Sardegna. L’ex allevatore viveva da solo nella casa ereditata dai suoi genitori, ormai deceduti da tempo. L’abitazione, tra l’altro, si trova proprio in una posizione centrale del paese, praticamente di fronte all’agenzia del Banco di Sardegna e a due passi dalla frequentata chiesa parrocchiale.

A destare la preoccupazione della nipote è stato il fatto che lo zio, non sposato e senza figli, non rispondeva al telefono, nonostante le continue chiamate. Per questo motivo la figlia della sorella ha pensato di andare a controllare e ha avuto la brutta sorpresa. Ha trovato il corpo senza vita dello zio in un lago di sangue, proprio davanti alle scale che poi portano al piano superiore. La donna, disperata e spaventata, ha immediatamente chiamato i carabinieri che subito sono arrivati nella villetta di via Cagliari e hanno dato il via alle indagini. Soltanto l’autopsia sul corpo dell’ex allevatore, che sarà eseguita dal medico legale Roberto Demontis, potrà dare una mano d’aiuto nelle indagini.

Omicidio o malore?

Quando i carabinieri della Compagnia di San Vito, i militari della stazione di Armungia e i colleghi del Comando Provinciale di Cagliari sono arrivati in via Cagliari, a Ballao, hanno immediatamente dato il via alle indagini per capire le cause della morte di Ignazio Melis.

Il corpo senza vita dell'uomo infatti era proprio di fronte alla scale che conducono al piano di sopra ed era circondato da una pozza di sangue. Una posizione che ha fatto subito pensare a una caduta accidentale, magari causata da un improvviso malore. Con il passare delle ore però qualcosa dev’essere cambiato. Perché gli investigatori non hanno escluso che l’uomo possa essere scivolato ma hanno voluto comunque approfondire.

Ed è stata proprio la presenza massiccia di uomini delle forze dell’ordine e anche l’arrivo del magistrato di turno a far nascere l’ipotesi che non si sia appunto trattato di una caduta accidentale. Gli investigatori dell’arma infatti si sono trattenuti all’interno dell’abitazione per diverse ore e solo in tarda serata hanno lasciato la villetta di via Cagliari.

Questo ha avvalorato ancora di più la tesi che probabilmente non si sia trattato di un incidente o magari di morte naturale. Anche perché, nel caso, gli accertamenti si sarebbero conclusi molto più rapidamente.

Il passato della vittima

Vent’anni fa, Ignazio Melis era finito nelle cronache della giustizia perché accusato di aver tentato di uccidere un suo compaesano, Giuseppe Loddo, un operaio allora 45enne. Il fatto era accaduto il 31 luglio del 2001 e, dopo quel tentato omicidio, Ignazio Melis per diversi mesi si era reso irreperibile, sparendo nel nulla. Soltanto nel mese di novembre, quattro mesi dopo il fatto, l’ex allevatore si era presentato spontaneamente dai carabinieri e si era costituito. Secondo quanto ricostruito dai militari l’uomo da tempo era in pessimi rapporti con Giuseppe Loddo.

Per questo motivo, secondo i carabinieri, la sera del 31 luglio aveva aspettato il “rivale” all’uscita di un bar del paese e, dopo averlo affrontato, gli aveva sparato tre colpi di arma da fuoco a brucia pelo. La vittima, ferita gravemente, era subito stata trasportata all’ospedale San Marcellino di Muravera. Dove, dopo una lunga e difficile operazione, i medici gli avevano salvato la vita. Ed è proprio questo episodio che ha spinto gli investigatori a effettuare ulteriori accertamenti sulla morte dell’ex allevatore da tempo in pensione. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Rossana Allieri.

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