Sull'avvelenamento mortale di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, emergono nuovi inquietanti retroscena. Il 19enne Alessandro Asoli avrebbe comprato su Internet il nitrito di sodio utilizzando il nome di sua madre. Con la sostanza velenosa avrebbe avvelenato sua madre e il patrigno, il 57enne Loreno Grimandi, morto dopo aver mangiato una pietanza cucinata proprio dal ragazzo la sera di giovedì 15 aprile.

Il 19enne, in custodia cautelare in carcere con l'accusa di omicidio e tentato omicidio, non ha confessato ma ha incolpato sua mamma di aver messo lei veleno nel cibo.

La 56enne, ora fuori pericolo, resta ricoverata presso l'Ospedale Maggiore di Bologna dove è stata sentita dai carabinieri della compagnia di Borgo Panigale.

Indagini, premeditazione e perizie psichiatriche

Lo scorso giovedì sera, il 19enne ha insistito, come già faceva da giorni, per preparare lui la cena. Ha cucinato pennette al salmone e le ha offerte alla madre e al marito di lei, separata dal padre naturale dal 2013. Quella pietanza conteneva una rilevante quantità di nitrito di sodio, trovato in un bicchiere e nella stanza del ragazzo, che ha ucciso in breve tempo Loreno Grimandi. La madre è sopravvissuta per aveva mangiato solo un paio di forchettate di pasta perché troppo salata. Il veleno sarebbe stato comprato facilmente online da Asoli utilizzando l'account della madre.

Proseguono le indagini coordinate dalla pm Rossella Poggioli: gli uomini del Nucleo investigativo con la Scientifica dell’Arma hanno fatto un nuovo sopralluogo nell’appartamento della famiglia, in via della Costituzione, nella frazione di Ceretolo di Casalecchio. Sono in corso verifiche su computer e telefoni trovati in casa per ricostruire da quando il 19enne avrebbe avuto in mente il piano criminale, e quale potrebbe essere il movente che lo avrebbero spinto a idearlo.

In ballo, c'è la possibile aggravante della premeditazione, non ancora contestata per la situazione psichica del ragazzo. Un mese fa il 19enne disoccupato avrebbe tentato di togliersi la vita andando a schiantarsi con l'auto. Da un mese era seguito da uno psichiatra. C'erano contrasti e dissidi con la mamma ai quali faceva da paciere il patrigno, ma a tutti sembrava un ragazzo mite ed educato.

Sia la Procura che la difesa disporranno perizie psichiatriche. L'autopsia e l’esame tossicologico sul corpo di Grimandi dovranno confermare che la causa del decesso sia stato un avvelenamento. Si attendono anche i risultati delle analisi sui resti di pasta e sul contenuto del bicchiere trovato in cucina.

Il 19enne: 'La pasta non l'ho avvelenata io'

"Il nitrito l’ho comprato io. Sono uno squilibrato, voglio togliermi la vita. Ma la pasta non l’ho avvelenata io: è stata mia madre a mettere il nitrito nella cena", ha detto Asoli, difeso dall’avvocato Fulvio Toschi, rispondendo alle domande del gip Gianluca Petragnani Gelosi, che ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere.

La versione data dal ragazzo non pare credibile perché l'unico piatto a non contenere veleno sarebbe stato il suo. Inoltre il 19enne, quando i vicini sentite le urla hanno chiamato i carabinieri, è scappato. Ha percorso circa sei chilometri senza scarpe, si è disfatto del telefonino gettandolo in un fossato, ed è andato a rifugiarsi a casa della nonna materna dove i militari l'hanno rintracciato. Nella stanza del ragazzo sono stati trovati anche tuberi di una pianta esotica molto velenosa. Il 19enne, che si trova nel reparto di infermeria del carcere bolognese della Dozza come previsto dal protocollo anti-Covid, è guardato a vista dalla polizia penitenziaria.

La mamma: 'Mi diceva, perché non muori neanche con il veleno?'

La donna, che non è più in rianimazione ma è stata trasferita in un normale reparto, ha raccontato nei dettagli ai carabinieri cosa è accaduto quella sera. Mentre il suo compagno appena finita la cena, si sentiva male, il ragazzo avrebbe inscenato una crisi di nervi lamentando di non essere capace neanche a preparare la cena. Con la scusa di aiutarla a calmarsi, ha portato la mamma nella sua stanza per impedirle di soccorrere il patrigno.

Ha messo il volume dello stereo altissimo per non far sentire alla donna i lamenti di dolore di Loreno, moribondo in salotto per gli effetti del veleno. Quando lei avrebbe voluto andare a vedere come stava il marito, il figlio prima l'ha abbracciata in modo insolito, poi l'ha aggredita tentando di soffocarla con un cuscino e urlandole ‘neanche il veleno ti ammazza!’.

La donna ha riferito di essere riuscita a liberarsi, di aver aperto la porta di casa, e di essersi salvata anche grazie all'aiuto dei vicini.

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