Una svolta significativa nelle indagini sull'attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci è giunta il 30 giugno 2026, con l'arresto di quattro persone. I carabinieri hanno eseguito le misure cautelari, emesse dal Gip del Tribunale di Roma, tra le province di Napoli e Avellino. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe agito su commissione, ricevendo in cambio diverse migliaia di euro. Gli arrestati sono stati identificati come Antonio Passariello, residente a Cicciano (Napoli), e Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti residenti nell’Avellinese.
L'operazione ha visto il supporto dei reparti territoriali dell'Arma.
L'attacco dinamitardo e le accuse
L'attentato si è verificato la sera del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplosivo è stato fatto detonare davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia. L'esplosione ha causato la completa distruzione di due automobili parcheggiate e il danneggiamento del muro di cinta della proprietà, fortunatamente senza provocare feriti. Le accuse mosse agli arrestati, a vario titolo, includono detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. Le aggravanti contestate riguardano l'aver agito in più di cinque persone e con modalità riconducibili al metodo mafioso. Gli accertamenti tecnici condotti dagli artificieri e dal Ris dei carabinieri hanno rivelato che l'esplosivo impiegato era gelatina da cava, un materiale dal potenziale distruttivo elevatissimo, la cui disponibilità suggerisce l'esistenza di una rete illecita di approvvigionamento.
Strategia del commando e ostacoli alle indagini
Le indagini hanno permesso di ricostruire la complessa strategia operativa del commando. Secondo gli investigatori, il gruppo non avrebbe agito autonomamente, ma su incarico di mandanti ancora ignoti, ai quali avrebbero garantito un compenso economico e tutto il necessario per portare a termine l'azione e sottrarsi alle indagini. Questo includeva denaro, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e persino un eventuale piano di fuga all'estero. Un ruolo cruciale nell'inchiesta è stato svolto dall'analisi delle immagini di videosorveglianza, che ha ripreso una Fiat 500X noleggiata in Campania, utilizzata dal commando per raggiungere il luogo dell'attentato e poi fuggire.
Fondamentale anche l'esame dei tabulati telefonici e telematici, che ha evidenziato una corrispondenza tra gli spostamenti dei cellulari degli indagati e quelli dell'autovettura, sia la sera dell'attacco che nei giorni precedenti, quando sarebbe stato effettuato un sopralluogo. È emerso che tre degli arrestati avrebbero ispezionato la zona sei giorni prima dell'esplosione, mentre due di loro sarebbero stati gli esecutori materiali. L'inchiesta ha inoltre documentato numerosi tentativi di ostacolare l'attività investigativa, come la distruzione di schede SIM e l'accordo su una linea difensiva comune per coprire esecutori e presunti mandanti.
Il profilo degli indagati e i prossimi passi
I quattro destinatari delle misure cautelari hanno un'età compresa tra i 22 e i 53 anni e risiedono tra Nola, Cicciano e Avella, nelle province di Napoli e Avellino.
Tutti risultano gravati da precedenti penali, principalmente per reati in materia di stupefacenti e danneggiamento. Uno degli indagati si trovava già agli arresti domiciliari nell'ambito di un'altra inchiesta per droga. L'indagine, coordinata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi e dal pubblico ministero della DDA Carlo Villani, prosegue con l'obiettivo primario di individuare chi avrebbe ordinato e finanziato l'attentato contro il giornalista, facendo luce sui mandanti occulti di questa grave azione.