L’inchiesta “Teorema” continua a produrre effetti sul fronte giudiziario. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone ha respinto la richiesta di revoca della misura cautelare nei confronti dell’avvocato Francesco Manica, confermando il divieto di dimora nel territorio crotonese. Una decisione che mantiene invariato il quadro cautelare nell’ambito dell’indagine su un presunto sistema di corruzione legato agli appalti pubblici.
Inchiesta Teorema, confermato il divieto di dimora per Francesco Manica
Il gip Assunta Palumbo ha rigettato l’istanza presentata dai legali difensori di Francesco Manica, gli avvocati Gianluca Marino e Vincenzo Cardone.
La misura cautelare, disposta il 17 aprile scorso, resta quindi pienamente efficace. Determinante è stato l’esito dell’interrogatorio sostenuto dall’indagato davanti alla Procura di Crotone. Pur avendo ribadito la propria totale estraneità ai fatti contestati, il professionista non avrebbe fornito elementi nuovi in grado di modificare la valutazione cautelare già formulata dagli inquirenti.
Presunte tangenti negli appalti pubblici: cosa contestano gli inquirenti
L’indagine della Guardia di Finanza ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere che, tra il 2023 e il 2025, avrebbe condizionato l’assegnazione di appalti pubblici nel Crotonese. Al centro degli accertamenti figurano lavori affidati dalla Provincia di Crotone e dai Comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina.
Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe favorito imprese e professionisti vicini al gruppo, in cambio di somme di denaro considerate dagli investigatori vere e proprie tangenti legate all’aggiudicazione delle commesse pubbliche.
Il ruolo della società Sinergyplus nell’inchiesta Teorema
Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda la società Sinergyplus. Formalmente intestata a Giacomo Combariati, anch’egli agli arresti domiciliari, l’azienda sarebbe stata in realtà gestita da Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia di Crotone e ritenuto dagli investigatori al vertice del presunto sodalizio. Secondo l’accusa, la società avrebbe rappresentato il principale canale utilizzato per la gestione dei rapporti economici illeciti e per la riscossione delle presunte tangenti provenienti da imprese interessate agli appalti pubblici. Le contestazioni restano al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere accertate nelle sedi processuali competenti.