Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha deciso di mantenere le misure cautelari per tre degli indagati coinvolti nell'inchiesta "Teorema", portata avanti dalla Procura di Crotone. Rimangono in carcere Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia di Crotone, e il suo collaboratore Giacomo Combariati, mentre per Francesco Manica, fratello dell’ex politico, è stato imposto il divieto di dimora nel territorio provinciale. La decisione arriva dopo che i difensori degli indagati avevano avanzato la richiesta di annullare le misure, sostenendo che non ci fosse più il rischio di contaminazione delle prove né di recidiva.

Tuttavia, il tribunale ha respinto la domanda, confermando le accuse di associazione a delinquere e reati contro la pubblica amministrazione.

Le accuse contro gli indagati e il meccanismo degli appalti pilotati

L'inchiesta ha portato alla luce un complesso sistema di appalti pubblici manipolati, gestito da Fabio Manica e da alcuni dei suoi collaboratori più fidati, tra cui l'ingegnere Giacomo Combariati. Secondo gli investigatori, un gruppo composto da professionisti, imprenditori e familiari, tra cui il fratello avvocato di Manica, avrebbe pilotato le gare d'appalto in cambio di denaro e favori. Il meccanismo illecito prevedeva che gli appalti, sotto la soglia prevista per l'affidamento diretto, venissero assegnati a professionisti scelti ad hoc.

Successivamente, i fondi derivanti dai lavori venivano trasferiti a una società intestata a Combariati, ma di fatto controllata da Manica, e infine girati sui conti bancari dei membri del gruppo.

Le indagini e il sequestro dei beni dell'inchiesta Teorema

Le indagini condotte dalle Fiamme Gialle hanno rivelato che Fabio Manica, nel corso di tre anni di attività illecita, avrebbe accumulato oltre 103.000 euro. Il denaro ottenuto attraverso il sistema di corruzione sarebbe stato destinato a spese personali, tra cui viaggi in località turistiche, l’acquisto di un’auto BMW, capi di abbigliamento e cene. Per impedire che i fondi illeciti venissero nascosti o dissipati, è stato disposto il sequestro di beni per un valore di circa 400.000 euro.

Il blocco ha interessato conti bancari, autoveicoli, proprietà immobiliari e quote di aziende, incluse due con sede in Emilia Romagna. L'inchiesta, che ha svelato un giro di appalti pilotati per lavori pubblici in vari comuni e scuole di Crotone, rappresenta uno dei più gravi episodi di corruzione nel settore pubblico calabrese.