Il 29 giugno 2026 ha preso il via, presso l'aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere, la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Milita. Questo è un momento cruciale nel maxiprocesso sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020, che coinvolge 105 imputati tra agenti penitenziari, funzionari del Dap e medici dell'Asl.
Milita ha espresso profondo sconcerto per quanto emerso dai video delle violenze, definendo la condotta dei “servitori dello Stato” inaccettabile e “inimmaginabile e sgomenta”, specie nel contesto dell'emergenza Covid.
Ha denunciato che “nel mondo penitenziario a vari livelli tutti sapevano cosa era capitato. Eppure sin da subito si fece di tutto per depistare le indagini”.
Le accuse e il ruolo del PM
La requisitoria proseguirà per almeno sette udienze, fino alla pausa estiva. Il PM ha sottolineato il contributo del magistrato di sorveglianza Marco Puglia, il primo a scoprire e denunciare le violenze. Milita ha definito “terrificante” il presunto accordo tra il medico Asl Raffaele Stellato e la polizia penitenziaria, volto a redigere referti ritenuti falsi. Ha stigmatizzato la relazione dell’ex comandante di Secondigliano come “una situazione da carcere colombiano” e “un falso galattico”.
Il magistrato ha criticato la difesa di alcuni agenti che non sarebbero intervenuti per timore di ritorsioni, ribadendo che “ispettori e sovrintendenti sono ufficiali di polizia giudiziaria, e dovevano intervenire per fermare le violenze, dovevano chiamare subito il pm”.
Il percorso del maxiprocesso
Dopo oltre tre anni e mezzo di udienze, la Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere ha dichiarato chiusa l'istruttoria dibattimentale. Questo segna un passaggio cruciale per la ricostruzione dei fatti del 6 aprile 2020, quando l’irruzione delle forze di polizia penitenziaria nel Reparto Nilo si trasformò in una “mattanza ai danni dei detenuti”. I 105 imputati devono rispondere di tortura, lesioni personali aggravate, falso in atto pubblico e depistaggio. La requisitoria della Procura si articolerà in almeno quattro o cinque udienze, con le discussioni difensive attese a partire da settembre e la sentenza in autunno.